Dietro il pettegolezzo, c’era una volta una città

Corriere della Sera  Vittorio Emiliani 12 febbraio 2017

La visione di Roma: quella di Berdini
e quella della giunta comunale

È possibile voltar pagina e praticare un’urbanistica nell’interesse della città? Quei 31.000 e più ettari coperti dalla coltre di cemento equivalgono alla somma di Milano e Torino senza più un filo d’erba. E Roma ha bisogno di non lasciar svuotare il centro

Inutile girarci intorno. Al di là della polemica Raggi-Berdini (strana questa diffusione di una “intervista” col contagocce, a orologeria, a chi giova?) il problema di fondo della Capitale rimane e rimarrà: dopo decenni di abusivismo edilizio, di urbanistica contrattata, di sviluppi guidati dagli interessi dei grandi proprietari-costruttori-immobiliaristi, di distruzione del verde e dell’Agro è possibile voltar pagina e praticare un’urbanistica nell’interesse della città? Il nuovo Stadio di James Pallotta & Parnasi è soltanto un capitolo di questo libro. Secondo l’Ispra, nel Comune di Roma risultano mangiati da asfalto e cemento almeno 31.000 ettari su 129.000, un quarto. Ma sono molti di più con l’abusivismo che, prima dell’ultimo condono, si era portato via 5.000 ettari. Con l’espansione a macchia d’olio, a Roma la città del ‘900 è molto densa, poi ad un semicentro ancora compatto seguono periferie sempre più rade, un’edilizia spray «ammazza»-campagna, costosissima da servire con gas, acqua, luce, trasporti, scuole materne.
Riusare, ristrutturare, sostituire
In ogni caso quei 31.000 e più ettari coperti dalla coltre di cemento equivalgono alla somma di Milano e Torino senza più un filo d’erba. Roma è scaduta dal 1° al 3° fra i Comune più verdi, dopo Andria e Cerignola. Dall’altro lato, si stima siano circa gli 185.000 alloggi vuoti, invenduti, e molti uffici (degli stessi Parnasi alla Bufalotta). I residenti sono da anni 2.800.000 (Milano è precipitata a 1.345.000 e Torino e Napoli sotto 1 milione). La parola d’ordine è riusare, ristrutturare, sostituire. È indispensabile una seria pianificazione fondata sull’interesse generale capace di contemperare i tanti interessi privati identificando i bisogni della comunità. Roma ha un disperato bisogno di non lasciar svuotare il centro storico, diventato un delirio per turisti, di ricucire il rapporto, di nuovo lacerato, il centro storico+città primo ‘900 e le periferie dove ci sono enormi problemi di trasporto pubblico, di centri sociali e culturali, di asili, di verde, ecc. Per tutto questo ci vuole una «idea di Roma». Berdini ce l’ha, e la Giunta Raggi? Lo Stadio di Tor di Valle c’entra perché quella scelta dell’area non è tanto conseguente ai Piani Regolatori quanto all’interesse dei proprietari dell’ex Ippodromo del trotto.
Via del Mare, area costipata
Un’area costipata, sulla Via del Mare, quarta per incidenti mortali in Italia, con tanti servizi e raccordi ferroviari e stradali da realizzare, molto costosi, con una situazione idraulica «difficile» (a dir poco, classificata dal Comune in R3-R4, il peggio) che esige 16 milioni – e quelli bisogna spenderli – per il Fosso di Vallerano e altri 9 per idrovore di superficie. La discutibilissima legge di stabilità del 2014 impone che lo Stato non finanzi i nuovi Stadi e che li debbano pagare i privati. Solo che qui Pallotta&Parnasi non si contentano di attrezzare, come in Gran Bretagna o in Spagna, stadi con annesso «divertimentificio» (negozi, supermarket, stand specializzati, spazi fieristici, cinema, ecc.), ma chiedono un Business Park con i 950.000 mc approvati da Marino anziché i 300.000 del Prg (che son sempre tre Hotel Hilton…). Su di un’area la cui pericolosità idrogeologica è tutta da sanare, con soluzioni viarie e ferroviarie costose e difficili. Contro di esso e contro la Giunta Marino il M5s, la stessa Raggi hanno polemizzato in modo radicale, ugualmente in campagna elettorale.

Appalti trasparenti, ripartono i lavori
E ora? Si butta via tutto per divisioni interne e/o polemiche sui presunti amanti della sindaca (di cui nulla in ogni caso c’importa)? Gli appalti ora sono trasparenti. Stanno ripartendo i lavori a Piazza dei Navigatori (ex Acqua Marcia), partono le residenze alle ex Caserme di Via Guido Reni (Marino) e le torri di Ligini all’Eur (erano «spariti» 20 milioni dovuti al Comune). È quasi conclusa la verifica della cessione delle ex case in cooperativa (tornano al Comune), ci sono per le strade 15 milioni residuati dal Giubileo…Fate voi.

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