Quanto si perde con quota 100

di  Simone Micocci   Money.it  4 Febbraio 2019

Quota 100: conviene anticipare la pensione?

 

Quota 100 ha un costo: anticipare la pensione comporta una riduzione dell’assegno previdenziale. Qui una serie di tabelle per capire se e quando conviene andare in pensione in anticipo.

In solo pochi giorni di “attività”, Quota 100 ha raccolto oltre 15.000 adesioni: tante, infatti, sono state le domande per la pensione arrivate all’Inps. Nonostante questo entusiasmo c’è chi prima di fare domanda per Quota 100 vuole capire di quanto si abbassa l’assegno di pensione anticipando il collocamento in quiescenza di qualche anno.

Anche se Quota 100 non prevede – a differenza di Opzione Donna – penalizzazioni sull’assegno previdenziale, andare prima in pensione comporta una riduzione dell’assegno dal momento che il montante contributivo sarà più basso di quello che si sarebbe raggiunto continuando a lavorare fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Ricordiamo a tal proposito che il montante è il parametro di riferimento per il calcolo contributivo della pensione.

Prima di decidere se anticipare o meno la pensione, quindi, bisogna capire se andare in pensione con Quota 100 conviene oppure no. D’altronde, il testo del decreto introduce il divieto di cumulo tra reddito e pensione: ergo, chi ricorre a Quota 100 non potrà riprendere a lavorare fino al compimento dei 67 anni, ad eccezione delle collaborazioni occasionali che non superano il limite dei 5.000,00€ annui.

Quindi se si va in pensione con Quota 100 bisogna “accontentarsi” dell’assegno maturato, visto che non si potrà riprendere a lavorare, neppure con contratto part-time.

Di seguito vi daremo le informazioni utili per capire se e quando conviene andare in pensione con Quota 100 “rinunciando” ad una parte di montante contributivo.

Quota 100 conviene? Di quanto si “riduce” l’assegno

Quota 100 permette di anticipare la pensione fino a 5 anni: con questa misura, infatti, si può smettere di lavorare all’età di 62 anni, rispetto ai 67 anni necessari per la pensione di vecchiaia. Anticipare la pensione, però, ha un costo: non si tratta di una penalizzazione intrinseca di Quota 100, bensì di un fatto ovvio. Con il calcolo contributivo della pensione, infatti, più si lavora – e più alto è lo stipendio – e maggiore sarà l’assegno previdenziale: quindi, se si anticipa l’accesso alla pensione si rinuncia a quegli anni di contributi che si sarebbero maturati continuando a lavorare.

La penalizzazione dipende da diversi fattori, quale ad esempio l’età dell’interessato e gli anni di contribuzione: a tal proposito Progetica – società di consulenza indipendente in educazione e pianificazione finanziaria e previdenziale – ha realizzato per conto del Corriere.it una serie di tabelle che ci aiutano a capire di quanto si abbassa l’assegno anticipando l’accesso alla pensione.

La prima tabella, che trovate di seguito, ci dice di quanto si può anticipare la pensione – rispetto alla pensione di vecchiaia – con Quota 100. Come potete vedere dalla tabella questa misura è riservata a coloro che sono nati tra il 1952 e il 1959 che – ipotizzando una carriera lavorativa continua – hanno cominciato a lavorare tra i 20 e i 29 anni. Per questi la pensione si anticipa – a seconda dei casi – da pochi mesi a più di 5 anni.

Pensate che per due persone entrambe nate nel 1959 un anno di lavoro in più può fare la differenza: chi ha iniziato a lavorare nel 1984, anziché nel 1983, infatti, dovrà andare in pensione con la pensione di vecchiaia, ossia 5 anni e 2 mesi dopo rispetto a chi accede a Quota 100.

 

La seconda tabella, invece, ci fa vedere quanto “costa” Quota 100, ossia di quanto si riduce l’assegno rispetto a quello che si sarebbe percepito continuando a lavorare fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Ovviamente, più si anticipa il collocamento in quiescenza e maggiore sarà la riduzione: si va, infatti, dal -9% al -28%.

Quota 100 conviene? La riduzione c’è; quindi resta una vostra scelta personale decidere se accettare di lavorare per 5 anni in meno rinunciando allo stesso tempo a circa il 30% dell’assegno. Si tratta di una vostra libera decisione: dal punto di vista economico, infatti, Quota 100 non conviene (anche se c’è chi ritiene il contrario), ma ci sono delle situazioni personali e familiari per cui questa opzione potrebbe rappresentare una vera e propria “ancora di salvezza”.

 

Ogni scelta quindi deve essere fondata su una serie di fattori, come ad esempio le condizioni di salute, familiari e lavorative, senza trascurare però l’aspetto economico.

 

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