E improvvisamente, tutti pazzi per la scuola

Blog Mantellini.it 02 APR 2021
La DAD e il mondo che non esiste più
Scrivo da molti mesi, più o meno gentilmente, che la discussione sulla DAD è la tipica discussione sul digitale in Italia.

Una discussione inutile, nella quale escono ogni volta fortificati i pregiudizi di tutti e viene ribadita, se mai ce ne fosse bisogno, la natura sostanzialmente conservatrice della classe dirigente e di moltissime parti di questo Paese.

Fin dal primo lockdown, e anche oggi, la discussione ha contrapposto la DAD alla scuola in presenza e mai, come sarebbe stato logico, la DAD al niente, all’impossibilità di fare altro, di avere alternative nel momento in cui alternative non ne esistono. Invece il centro della discussione pubblica è stata per mesi uno sterile processo alla DAD in quanto tale.

Si tratta in fondo della solita noiosa contrapposizione fra il digitale brutto e la vita reale bella, un apparato retorico del quale siano espertissimi e nel quale ci crogioliamo placidamente da un paio di decenni.

È evidente che non è questo il momento in cui sottolineare che la pandemia poteva essere un momento di crisi nel quale rivedere alcune nostre convinzioni didattiche: non siamo semplicemente pronti, è una discussione interessante che semplicemente, in un momento di grande tensione come questo, non possiamo fare. Quindi non facciamola.

Lasciamo stare la DAD sterco del diavolo allora, sputiamo tranquillamente sull’unico presidio a nostra disposizione per non interrompere del tutto la scuola dei nostri figli e passiamo oltre.

Come si fa per garantire il ritorno in classe dei nostri ragazzi? Si potrà fare in due modi.

Il primo è quello populista che abbiamo sperimentato in questo Paese quando, durante la prima fase di questo disastro, la ministra Azzolina andava in giro per interviste spergiurando che le scuole erano sicure (in alcuni casi, per puro personale autolesionismo, si avventurò ad affermare che nessuno si contagiava in classe) e che quindi dovevano rimanere aperte. Finestre spalancate a dicembre, un po’ di gel sulle mani e via. Dati disponibili a supporto di una simile idea tanto tranquillizzante? Nessuno. O meglio, quattro sondaggi in croce spediti al ministero da presidi volonterosi e subito smascherati come del tutto inattendibili. Oltre a quelle ridicole veline che la ministra citava con vaghezza c’erano poi i famosi dati sui contagi a scuola in possesso del CTS. Dati sempre citati come molto tranquilizzanti (anche loro) ma poi sempre tenuti rigorosamente nascosti. Molto probabilmente perché – banalmente – quei dati non esistevano o erano simili a quelli di Azzolina: inutili pezzi di spazzatura statistica senza alcun valore predittivo. Diversamente che senso avrebbe avuto ostinarsi a tenerli nascosti?

Così alla fine sulle scuole si è deciso di aprire o chiudere, di chiudere o aprire, unendo due elementi molto differenti ed entrambi del tutto italiani: guardando cosa facevano gli altri e affidandosi alla madonna e ai santi.

Purtroppo nelle decisioni strategiche sulla pandemia i dati sono fondamentali e noi a raccogliere i dati siamo pessimi da sempre. Senza dati c’è solo la stolida politica assertiva di Azzolina o, come sempre, la protezione della madonna. Opzioni entrambe piuttosto rischiose.

Poi esiste un altro metodo. In UK, dove hanno un sacco di difetti ma i dati li sanno raccogliere, hanno fatto quello che noi non abbiamo saputo fare. Hanno raccolto i numeri, li hanno guardati, hanno capito che le scuole sono – ovviamente – un primario luogo di contagio e hanno calcolato di quanto potevano permettersi di riaprirle, sapendo che l’incremento dei contagi sarebbe stato un prezzo che si poteva pagare in relazione all’importanza della posta in gioco (l’educazione dei nostri pargoli strappati alla Dad sterco del demonio). Questo è stato possibile anche perché in UK la metà della popolazione è ormai protetta dalla prima dose del vaccino e difficilmente gli studenti di Azzolina pieni di variante B117 (nemmeno quella abbiamo cercato quando si doveva farlo) tornati a casa avrebbero rischiato da quelle parti di accoppare il nonno (o se va male il babbo). Da noi come sappiamo le cose stanno tuttora e almeno per molti altri mesi in maniera del tutto differente.

Ora Azzolina fortunatamente non c’è più ma è stata sostituita dai molti che urlano da mesi che la scuola è sicura e che i ragazzi devono tornare al più presto in classe (insieme a quest’altra ideona populista di vaccinare gli insegnanti in toto prima degli anziani a rischio morte). Abbiamo almeno questa volta dati da analizzare? Nemmeno per sogno. Tutti sono disperatamente ancorati a un articolo senza grande valore scientifico al quale oltre ai poveretti di IV si sono attaccati i giornali confindustriali e tutta la stampa reazionaria (quindi in definitiva tutti) nonché moltissimi genitori disperati per gli enormi problemi logistici che l’assenza della scuola in presenza crea alle famiglie.

Tutto questa spinta a riaprire (le scuole come tutto il resto) è stato così sintetizzata nell’unica maniera italianamente adeguata, quella strappacore, per altro in questo caso per una volta saldamente giustificata, sul deficit di apprendimento e di socializzazione dei ragazzi. Innegabile, certo ma anche assai paracula nel momento in cui poco o nulla nel giro di un anno è stato fatto per rendere sicure le scuole affinchè tutto ciò non accadesse.

Senza dati, senza alcuna urgenza di iniziare a raccoglierli e diffonderli, con i vertici dei comitati scientifici nazionali esposti personalmente sui giornali senza alcun imbarazzo personale, con la stampa di ogni tipo impegnata quotidianamente nella sua battaglia minimizzatrice (una guerra intenzionale basata esclusivamente sugli interessi economici di chi tiene in piedi i giornali) con una classe politica come sempre sgomitante e cinica, ansiosa di monetizzare le ansie e le preoccupazioni di tutti, siamo stati sommersi dalla retorica contro la DAD ma abbiamo assistito improvvisamente a questo inedito interesse per l’educazione dei nostri figli. Il che è curioso visto la latitanza di tutti su simili argomenti da decenni.

Mentre tutto questo accade, mentre i cani ululano ovunque, i dati continua a non raccoglierli nessuno. Non sappiamo niente di niente, quel poco che sappiamo lo sappiamo in ritardo, a cose fatte. Continuiamo a navigare a vista dentro la pandemia e l’unica cosa saggia che potremo decidere di fare sarà copiare gli altri. Nel frattempo però non riusciamo a farci mancare il rimbrotto reazionario dei peggiori che ci spiegano come deve andare il mondo e che da un po’ di tempo si sono intestati anche il benessere dei nostri figli. Poi guardi meglio che mondo sia quello lì e scopri che si tratta di un mondo che ormai non esiste più. E che io sinceramente per i miei figli non vorrei proprio.

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