Centrodestra, infinita partita a scacchi

il manifesto Andrea Colombo 17.06.2021
«Le candidature? Ormai è una telenovela»

 

«E’ una telenovela brasiliana», commenta uno dei partecipanti al vertice del centrodestra finito con un nulla di fatto. I candidati per Milano e Bologna continuano a latitare.

E’ confermata e anzi ufficializzata la candidatura del forzista Roberto Occhiuto, in coppia con il leghista Nino Spirlì in omaggio alla tendenza ticket, per la Calabria. Ma si tratta solo di una ratifica. Per i candidati sindaci invece bisognerà aspettare e persino la previsione di Salvini, che prima del summit aveva di fatto anticipato la fumata nera aggiungendo però l’auspicio di chiudere in questa settimana, si è rivelata troppo ottimista. Ci vorrà una settimana piena. Il vertice è riconvocato per giovedì prossimo.

Salvini, comunque si aspettava le resistenze sulla sua proposta per Milano: Oscar di Montigny, nobiltà di Arcore data la parentela con Doris, come sindaco. Al suo fianco, di fatto in veste di «quasi pari» come Simonetta Matone «prosindaca» con Michetti a Roma, l’ex sindaco Albertini. Sia FdI che Fi hanno avanzato dubbi. La spinta unitaria che la settimana scorsa aveva risolto il rebus della capitale sembra essersi già esaurita. «Insomma, ma questo di Montigny chi lo conosce tra gli elettori meneghini?», obiettano gli alleati come se invece Michetti, il candidato voluto da Giorgia Meloni nella capitale, fosse appena un po’ meno celebre di Totti. Anche su Albertini qualche dubbio piove, e del resto le resistenze di FdI al ritorno in campo dell’ex sindaco sono di antica data.

Nel suo caso il problema, posto soprattutto dagli azzurri, è la tendenza a muoversi senza dar troppo retta ai partiti che lo sostengono. Insomma, urge confronto diretto tra i dubbiosi e i papabili e ci vorranno un po’ di giorni.

Il problema in realtà non è la scarsa notorietà dell’uno o la esagerata autonomia dell’altro. E’ il tentativo di Fi di mettere in campo Maurizio Lupi, spalleggiata dai Fratelli ai quali certo non dispiace fare un dispettuccio a Matteo l’amicone. Il quale tuttavia mette subito le mani avanti. Nessun problema nel voler conoscere meglio il candidato ignoto: «E’ una richiesta legittima». Però su Lupi il semaforo resta rosso: «I candidati devono essere civici ovunque». E’ una porta chiusa anche per quanto riguarda Bologna, dove la situazione è ancora più lontana dalla soluzione che a Milano. Lì, infatti, la manovra forzista mira a mettere in campo Andrea Cangini, che ha i sondaggi migliori ma, pur se solo da tre anni, quan do fu eletto senatore, non è più «civico».
Sullo sfondo della telenovela delle candidature naturalmente campeggia la soap-opera della federazione. A volerla più di chiunque altro era Salvini, ma dopo il rilancio di Berlusconi, passato a chiedere direttamente il partito unico con dentro anche FdI, gli umori del leghista sono diventati gelidi. «I partiti unici creati a tavolino, dalla sera alla mattina, non funzionano», conferma dopo aver già respinto a botta caldo l’offerta di matrimonio. Insiste sulla sua strada: prima coordinamento tra i gruppi, poi federazione. Ma non è questione di velocità. E’ che in questo momento di un partito unico Salvini non sa che farsene e sa bene che la proposta, più che ad accelerare, serve a rallentare e forse bloccare la sua federazione.

Difficile credere che un politico ormai navigato come Berlusconi il particolare sfugga. Molto più probabile che, dopo la rivolta di mezza Fi, il Cavaliere cerchi un modo per smarcarsi ed evitare la lacerazione azzurra senza dirlo apertamente, senza fare passi indietro ma al contrario fingendo di alzare la posta. Senza contare il fatto che a lui il partito unico farebbe solo comodo.

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