Del Rio: Europa assente e spettatrice, Biden non esasperi i toni

Carlo Bertini  La Stampa 8 maggio 2022
“Ora l’Italia dica agli Usa di abbassare i toni”
L’ex ministro Pd: “Il premier sia promotore di una mediazione europe Washington e Londra irresponsabili. Conte si fermi o addio governo”

Ne ha per gli americani – «Draghi dovrebbe dire a Biden di non esasperare i toni» – e per i Cinque stelle, «perché arriva un momento in cui bisogna fermarsi, se no i governi cadono». Ma Graziano Delrio sferza anche questa «Europa assente e spettatrice. Perché Draghi, Macron, Scholz e Sanchez non si fanno promotori di una mediazione?».

Più volte ministro, personalità influente nel Pd da ex capogruppo e come esponente dell’area cattolica, Delrio ammonisce che non ci saranno «Paesi vincitori e Paesi vinti da questa guerra».

In Italia è esploso il dibattito sul tipo di armi che inviamo all’Ucraina e i Cinque stelle chiedono conto a Draghi…

«Non facciamo gli ipocriti. Le armi sono tutte pericolose e possono uccidere. Nel momento in cui decidiamo di aiutare la resistenza ucraina, stiamo decidendo comunque di fornire strumenti di morte. Diverso dire però che solo con le armi si fa la pace con la Russia. La deterrenza non risolve nulla, da uno scontro nucleare non ci sarebbe un dopo. È il disarmo l’unica logica, non quella bellica, altrimenti stiamo accettando di lavorare con Putin sul suo terreno, invece che sulla forza della democrazia e dei diritti. Ma perché non ci crediamo? Non sono solo chiacchiere da pacifisti».

Conte dice che la corsa al riarmo è follia, concorda?

«Io ho cominciato a dirlo fin dall’inizio di questa guerra. E anche il mio partito è contrario alla corsa al riarmo. Siamo in una notte buia che può portare a conseguenze imprevedibili peri popoli europei. Conte da premier aveva la possibilità di fare alcune scelte e da leader M5s ne può fare altre: non sempre altri partiti sono stati così europeisti e così distanti rispetto alla Russia. Il Pd da sempre è su questa posizione».

C’è però grande sofferenza anche tra i cattolici del Pd. Giusto?

«Sì, ma non solo tra i cattolici, in tutto il nostro popolo, che vuole sentire una parola di speranza e una determinazione forte a rafforzare le ragioni del dialogo».

Letta ha sbilanciato il partito troppo sulla guerra e poco sulla pace?

«Aveva il compito di guidare, senza se e senza ma, una risposta forte e di indicare una via europea. E lo ha fatto. Adesso sta seguendo il faro che Mattarella ha acceso col suo discorso al Consiglio d’Europa, un discorso storico che ha cambiato il tono del dibattito politico, mettendo l’accento sulla pace che si costruisce tutti i giorni. E chiarendo che il compito legittimo degli ucraini è resistere, ma alla comunità internazionale spetti di costruire un quadro che conduca alla pace».

E non lo sta facendo abbastanza?

«Il lavoro di costruzione della pace, paziente, lento, è molto faticoso, abbiamo bisogno di riportare a un tavolo l’aggressore, bisogna costruire luoghi dove farlo e l’Europa non può essere spettatrice, la pace non è frutto di un incontro tra Kiev e Mosca. L’Europa deve fare un salto di qualità, la politica di difesa è uno strumento nelle mani della politica estera. Perché Germania, Italia, Francia e Spagna non danno vita ad una cooperazione rafforzata e i loro premier non si propongono come Paesi mediatori? Ci vuole coraggio a fare la pace, più che a fare la guerra. Non è più tempo di popoli che fanno la storia e di altri che la subiscono, la soluzione è l’Europa».

 Ritiene che gli americani e gli inglesi stiano forzando la mano? Che Draghi dovrebbe dirlo a Biden?

«Sì, le parole spese dall’Inghilterra o da chi pensa che la pace consista nel piegare Putin, il capo di una potenza nucleare, mostrano una grande irresponsabilità. Gli americani dovrebbero stare attenti a non usare questi toni, non devono pensare che ci possano essere vincitori. A Biden, Draghi dovrebbe dire questo e anche che l’Italia fa la sua parte, ma vuole promuovere, come diceva Moro nel 1975, un quadro di sicurezza in cui l’Europa sia protagonista, senza delegarlo alla Nato. Una guerra nel cuore dell’Europa farà male a noi, nessuno ne uscirà vincitore, sia chiaro».

Di Maio sostiene che il supporto dell’Italia a Kiev è per legittima difesa, non oltre. Come verificarlo?

«Il problema è politico, non mi piace discutere di quale tipo di armi stiamo fornendo. Stoltenberg dice che la Nato non è parte belligerante e dobbiamo continuare a tenere questo punto. Diamo agli ucraini strumenti per difendersi e non per offendere. E questa resistenza ha impedito che la prepotenza e la forza trionfassero sul diritto».

I fronti di tensione nel governo sono tanti, guerra, tasse. Reggerà Draghi a questi scossoni continui?

«Non sono solo tanti, sono troppi: ho una certa esperienza di crisi di governo, ne ho viste maturare sei e ho fatto per cinque anni il ministro. Bisogna fermarsi, se si vuole che il governo vada avanti e sia efficiente: è giusto dire la propria opinione, ma c’è un momento in cui bisogna capire che si mette a rischio la stabilità del Paese». —

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