Galluzzo c’era, Draghi sul treno convince tutti

Marco Galluzzo Corriere della Sera 17 giugno 2022
Così Draghi ha convinto Macron e Scholz sull’Ucraina nella Ue: la cena all’Eliseo, l’incontro in treno
Durante il viaggio notturno il premier ha esortato all’urgenza di una scelta rapida e fortemente politica. Il nodo del grano: «Serve l’Onu per sbloccare i porti, lavoriamo a questo»


Con Macron l’incontro decisivo è stato la settimana scorsa, una cena a porte chiuse all’Eliseo. Per la nostra diplomazia e i più stretti collaboratori del presidente del Consiglio quelle due ore fra due persone che si stimano, che hanno legato anche a livello personale, al di là del ruolo istituzionale che ricoprono, sono state al contempo molto «franche» e molto costruttive, un vero successo: l’apparato istituzionale francese a inizio di giugno era ancora fermo all’idea di una comunità politica diversa dalla Ue, alla quale si sarebbe potuta candidare l’Ucraina. Quando Mario Draghi termina l’incontro ha quasi convinto il presidente francese.

L’arrivo nella capitale ucraina dei tre leader europei coincide con un’unità, una convergenza di posizione sull’inizio di un’adesione di Kiev all’Unione europea, che non era affatto scontata prima del viaggio. È il risultato più importante, e appare notevole anche lo spostamento della posizione del governo tedesco: dallo scetticismo di qualche settimana fa, dai silenzi che avevano fatto infuriare il governo di Zelensky, a un’inversione di rotta quasi a 180 gradi: il cancelliere non solo promette sistemi missilistici, armi di nuove generazione e la tecnologia Iris, ma pronuncia in modo solenne che sarà «categorico», a Bruxelles, la prossima settimana, nel corso del Consiglio europeo.

L’argomento di Draghi, anche durante il vertice notturno nel treno che li ha portati dalla Polonia sino a Kiev, un incontro andato avanti sino alle due di notte, è stato centrato su una grande esortazione.

In primo luogo l’«urgenza» di decidere in fretta, la necessità di fare un decisivo passo avanti prima della visita a Zelensky e prima del Consiglio europeo della settimana prossima.

In secondo luogo l’invito a considerare il «passaggio storico» della decisione, come ha rimarcato il premier anche durante la conferenza stampa: decidere sullo status di candidata alla Ue dell’Ucraina secondo Draghi significa abbandonare tutti «gli schemi di funzionamento» dell’Unione come li abbiamo conosciuti fino a oggi, significa riconoscere che si tratta di un momento in cui occorre una decisione politica prima che formalistica, o ancorata ai regolamenti.

È ancora il capo del governo italiano che accanto a Emmanuel Macron e Olaf Scholz, al termine del confronto con Volodymyr Zelensky, sceglie di approfondire e rafforzare il concetto. È il primo e il più deciso ad annunciare che l’Italia sosterrà senza esitazioni la candidatura di Kiev, lo fa con molta enfasi, maggiore che in passato, ma soprattutto avverte che una decisione di questo tipo, se verrà adottata, dovrà necessariamente allargarsi anche alle procedure che da anni tengono in un limbo molti Paesi dei Balcani. Insomma, quella che Draghi descrive, è la necessità di uno scatto. E in questa dinamica l’Italia «è con l’Unione europea e con i suoi alleati». Un’allusione che appare fare riferimento anche agli interessi strategici di Washington.
Ma ci sono almeno altri due argomenti che vengono trattati a lungo a porte chiuse, nel palazzo presidenziale di Kiev. Uno è quello più urgente, la situazione sul campo, le chance di un inizio di negoziati. Qui Draghi racconta in pubblico quanto ha detto a Zelensky, insieme a Macron e Scholz: «Una pace non potrà essere decisa se non alle condizioni degli ucraini, e in questo siamo tutti d’accordo. E anche per questo dobbiamo aiutare l’Ucraina nella guerra». Il secondo punto è quello più urgente, quello di scongiurare «una carestia mondiale che si sta avvicinando», se non si troverà una soluzione al blocco del grano nei porti ucraini.

Per Draghi l’unica strada percorribile è quella di una risoluzione delle Nazioni Unite: «Una è già stata bocciata dalla Russia, ma senza l’egida dell’Onu un piano che è molto complesso non può reggere, occorre sminare i porti, scortare le navi, decidere dinamiche di sicurezza, Italia e Francia possono anche avere un ruolo nello sminament o, con le proprie Marine, ma solo con una decisione delle Nazioni Unite e tutti stanno lavorando a questa ipotesi al momento».

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