TWEET: NON CI SONO PIU’ SCUSE PER NON VOTARE

Abbiamo vissuto 4 anni spericolati, all’indomani del voto del 2018 e dopo la costituzione del governo Conte Salvini Di Maio, davvero stavamo per vivere un’avventura spericolata peggio di quella che avevamo temuto all’indomani del marzo 1994.

Ed in effetti ne abbiamo viste di tutti i colori, inutile elencarle, ma le tragedie non sono derivate dalla politica interna, ma dagli eventi esterni ad essa: la pandemia e la guerra.

Abbiamo vissuto addirittura la possibilità di una collocazione a sinistra del movimento 5 stelle, e che dire del ridimensionamento del ruolo di Matteo Renzi, il solito galleggiamento del PD in tentativi poco riusciti di rianimazione a sinistra ma soprattutto a una breve ma importante fase di ripensamento delle politiche europee imperniate sulle riduzione del debito pubblico e sul ruolo della incontrastato della Germania e che invece, alla luce della Pandemia,  rilanciava investimenti sociali  e la riconversione ecologica, energica e del ruolo della spesa pubblica.

La guerra ha azzerato tutto. Il Parlamento luogo del trasformismo e della conservazione della poltrona perseguita con qualsiasi politica e partito; dopo la conferma di Mattarella questo parlamento ha esaurito il suo ruolo se mai in questi 4 anni lo ha mai avuto. La pandemia non è stata sconfitta, ma ormai fisiologicamente accettata, la collocazione del paese non solo è saldamente atlantista e ciecamente sotto il controllo americano, è divenuta esplicitamente bellicista. La Meloni è legittimata a governare.

Si voti, che vogliamo aspettare? Qualsiasi risultato ormai sarà meglio di questa palude trasformista delegittimata.

Ci aspetta un autunno di conflitti che necessita scelte chiare, lo può fare solo un governo espressione di un voto e da un parlamento ri-legittimato. Non c’è solo la pandemia, la guerra, la crisi economica energetica e ambientale: c’è una crisi democratica che va presa di petto prima che questa diventi la causa di tutti i mali.

Dentro questa crisi complessiva il sistema mediatico c’è dentro con tutte le scarpe,  un cordone insensato a difesa del governo più stabile di sempre, in cui pure l’opposizione sembra non fare più l’opposizione, mentre la maggioranza è in permanente campagna elettorale. Assistiamo alla necessità di inventare un nemico interno e stilare liste di putiniani rappresentazione di un fastidio per un pensiero critico, giusto o sbagliato che sia.

Un altro anno di schermaglie e movimenti tattici, giravolte, acquisti e cessioni per creare partiti personali riverniciati, questo paese è difficile che le possa reggere. Responsabilmente, diamo retta alla Meloni (salvo che non abbia cambiato idea):  andiamo a votare.

 

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