La prima potenza mondiale, divisa, impaurita, fragile a casa sua

Massimo Gaggi Corriere della Sera 08 luglio 2022
America divisa e spaventata

 

Lo sfogo del sindaco di Filadelfia, Jim Kenney, è lo specchio dello stato d’animo di un’America non solo divisa, ma anche sempre più insicura e disorientata


Non vedo l’ora di completare il mio mandato e lasciare l’incarico: vivo ogni evento pubblico col fiato sospeso, temo sempre il peggio, un’altra strage in questo Paese col folle record di essere il più armato nella storia del mondo». All’indomani della festa del 4 luglio, lo sfogo del sindaco di Filadelfia, Jim Kenney, è lo specchio dello stato d’animo di un’America non solo divisa, ma anche sempre più insicura e disorientata. Che ci sia poco da celebrare lo confermano i sondaggi: per l’88% degli americani il Paese sta andando nella direzione sbagliata. Politologi e sociologi parlano di una tempesta perfetta di divisioni, insicurezza nazionale e panico morale, alimentata dall’inflazione che colpisce soprattutto benzina e cibo, beni essenziali per tutti, dalla pandemia non ancora debellata, dalla questione razziale, dalla diminuita fiducia nelle forze dell’ordine. Ma a spaventare sono soprattutto il ritorno del crimine e le stragi che si moltiplicano nei luoghi che dovrebbero essere i più tranquilli, addirittura gioiosi, di una società: scuole, chiese, centri commerciali feste popolari.
Per anni l’America ha vissuto nell’incubo degli attentati di Al Qaeda e, poi, dell’Isis. Si disse che la vittoria dei terroristi era stata quella di aver sottratto agli americani ogni certezza circa la loro sicurezza. Oggi negli Usa di quelle minacce non si parla quasi più, mentre è il terrorismo interno, i crimini di folli e di un numero crescente di suprematisti bianchi, a diventare fenomeno straripante. La strage di Higland Park, alle porte di Chicago — 7 persone uccise e oltre 30 ferite da Robert Crimo che sparava dai tetti sulla parata del 4 luglio — ha fatto notizia in tutto il mondo, ma ha anche oscurato il fatto che nel week end dell’Independence Day ci sono state ben 500 sparatorie con 220 morti e 570 feriti. 11 gli attacchi in luoghi affollati con più di 5 morti o feriti. Il bilancio delle vittime del 4 luglio a Chicago (8 morti e 68 feriti) è addirittura superiore a quello della strage di Highland Park. L’insicurezza, il timore di restare vittima delle centinaia di milioni di armi sparse nel Paese è tale che masse festose hanno scambiato gli scoppi dei fuochi d’artificio per colpi di fucile e sono fuggite dal National Mall di Washington e da manifestazioni a Orlando e a Filadelfia (dove sono stati sparati colpi contro poliziotti). Stavolta, per fortuna, senza altri morti calpestati.

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