Calenda il centro che non è centro, ma aggrega i centristi vaganti

Giovanna Casadio La Repubblica 23 luglio 2022
Calenda si rafforza ma il centro sembra l’isola che non c’è

 

Cangini e Filippo Rossi passano nelle file di Azione, anche Gelmini valuta la scelta. Nel valzer delle alleanze Renzi pensa all’area “Draghi”

 

Si ingrossano le file del Centro, anche se – come l’Isola che non c’è – ognuno per ora può sognarlo come vuole. Le grandi manovre centriste sono iniziate tra molte incertezze ma un unico punto fermo: l’Agenda Draghi come corrimano. Tanto che il nome provvisorio è “area Draghi”.

Però il barometro dell’appeal, in questo polo liberal moderato dalle molte sfaccettature, segna bel tempo soprattutto per Carlo Calenda, il leader di Azione, insofferente verso gli apparentamenti e anche verso la definizione di Centro. Calenda ritwitta ieri: “Non c’è alcuna intenzione da parte di Azione di entrare in cartelli elettorali che vanno dall’estrema sinistra a Di Maio. Questi cartelli sono garanzia di ingovernabilità e sconfitta. Agenda Draghi e agenda Landini-Verdi non stanno insieme. Sono prese in giro degli elettori”.

E nelle file di Azione-+Europa, la cui ambizione è quella di arrivare a un risultato a due cifre, è approdato ieri il senatore Andrea Cangini, lasciando Forza Italia. Anche l’ex ministra degli Affari regionali Maria Stella Gelmini, tra i fondatori di FI, è attesa da Calenda nel partito, ma sta valutando se aderire: si è presa un week end di riflessione. Per Cangini invece il dado è tratto e non è tenero con i “demagoghi” che hanno fatto cadere il governo Draghi: “All’Italia serve una politica realista, competente, coraggiosa: per questo, preso atto della demagogia dilagante, ho deciso di aderire ad Azione e aiutare Carlo Calenda a costruire un polo liberale che non si limiti a denunciare i problemi, ma sia anche capace di indicare soluzioni ragionevoli”.

Sempre con Calenda si schiera Filippo Rossi, fondatore della “Buona Destra”. E Rossi spezza una lancia “per una politica che non sia eterna guerra civile, fatta di propaganda continua, bensì realista, competente, coraggiosa. Perciò ho deciso di aderire ad Azione”. Calenda preme quindi sull’acceleratore e lunedì presenterà il programma, tanto per fare chiarezza. Lo definisce “un piano, una agenda repubblicana” e aggiunge: “Vediamo chi ci sta”. Precisa di non avere chiuso la porta a un dialogo anche con il Pd. E’ soddisfatto degli arrivi eccellenti, e più ancora di “circa 2 mila persone che in ventiquattr’ore si sono iscritte a Azione”.

Il punto è che con una legge come il Rosatellum – che per vincere nei collegi uninominali (con cui si conquistano un terzo dei seggi in palio), rende convenienti le alleanze – l’autosufficienza è una scelta perdente. Matteo Renzi però, il leader di Italia Viva, ex premier ed ex segretario del Pd, tiene ancora sul tavolo tutte le opzioni. Vorrebbe una “alleanza repubblicana” con Enrico Letta, Calenda, Bonino, in pratica l’area Draghi che quindi va fino alla forza politica nuova a cui stanno lavorando Beppe Sala e Luigi Di Maio. Tuttavia in presenza di un veto dei Dem nei suoi confronti, se così fosse, Renzi prepara le sue truppe e fa sapere di avere già trovato 150 candidati per altrettanti collegi.

Se insomma all’alleanza repubblicana, il Pd non ci stesse, allora il dialogo resta comunque con il polo liberale di Calenda. Al Tg1 il leader di Iv chiarisce: “Chi vuole mantenere una Italia credibile in Europa deve sapere che deve mettersi insieme, se no vince la destra. Con Draghi a casa l’Italia è più debole e la responsabilità è di Conte e i 5Stelle da un lato e di Salvini e Berlusconi dall’altro”. Aggiunge: “Superare i veti incrociati è fondamentale. O lo fai adesso o non lo fai più. Quello che serve all’Italia è il polo del buonsenso” contro i populismi. Debutta in tv il nuovo simbolo di Iv, una R rovesciata su fondo blu.Commenta Ettore Rosato, coordinatore dei renziani: “Gli interlocutori naturali sono coloro che la pensano come noi sui programmi, quindi da Calenda a Toti. Le liste dei buoni e dei cattivi le sta facendo il Pd”.

Ma il tempo è pochissimo. Settembre doveva essere il mese delle convention ad esempio per i dimaiani, e si è trasformato invece nel banco di prova delle elezioni. Già la prossima settimana il dado deve essere tratto. Tutti stanno sentendo tutti per vedere se l’area di Centro, o area Draghi, decolli. Adesso i centristi vanno in ordine sparso, tra Toti, il governatore della Liguria, il senatore Gaetano Quagliariello, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.

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