TWEET: LA BRUTTA FINE DEI TROPPO BRAVI

La storia la conosciamo, l’Italia è un paese con una maggioranza da sempre di destra, ma la sinistra (quella che di fatto si è sviluppata attorno alle radici del Pci) è riuscita sempre a dividere i campi, a sparigliare e governare in qualche modo questo paese, salvo dividersi una volta arrivata alla meta. Questo dal 1989, perchè in precedenza, sui governi si influiva dall’opposizione, perchè al governo era vietato andare.

Questa storia appare finita. L’ultimo atto di questa storia sembra proprio essere stata l’elezione di Mattarella nel parlamento piu pazzo del mondo che ha visto 3 governi agli antipodi ma guarda caso mai uno di centro destra, coalizione comunque di maggioranza relativa in questa legislatura.

Purtroppo uno dei registi più lucidi degli ultimi 2 anni, Enrico Letta, ha fatto il peggio che si poteva, frantumare in poche settimane  completamente il suo campo e disperdere le ultime credibilità a sinistra.

Battere e dividere questa destra appariva impossibile, ma si può perdere però anche limitando i danni.

Ma il disastro era già cominciato con la gestione della crisi del governo Draghi.

Dipende sempre da cosa hai in testa. Se in testa hai la continuazione del governo Draghi anche dopo il 2023, segui questa strada impervia che ci porta all’oggi. Naturalmente l’azzardo era forte e l’impresa non facile, ma quanti errori e dettagli non previsti su questa strada.

Se in testa hai l’alleanza larga su cui  hai lavorato per due anni, tiri fuori il termovalorizzatore dal “decreto aiuti” senza neanche che gli altri se ne accorgano. E il termovalorizzatore, che si fa in 3 anni, lo voti a parte, come logica vorrebbe.

Ma in testa, evidentemente, non avevi questo, o più banalmente seguivi piu strade parallele, che poi però si sono congiunte.

Come l’Ucraina insegna, la politica non è (solo) decidere da che parte stai, ma prevenire (con la politica) di arrivare al punto in cui poi non è piu possibile tornare indietro.

Arrivi quindi al voto e devi decidere se puntare a vincere (impossibile), a pareggiare( difficile), a perdere bene pur di evitare il disastro. E al disastro siamo.

Non puoi gestire un’alleanza giocando su due o tre argomentazioni diverse, a seconda del tavolo dove ti siedi. Se vuoi convincere la sinistra, l’alleanza è tecnica e finalizzata a fermare la destra presidenzialista.

Se il tavolo è centrista, l’alleanza è politica e scrivi un programma sulla base dell’agenda Draghi che piace a Calenda che si candida pure a premier.

E infine giochi sul tuo punto di forza (o debolezza?). La campagna elettorale la giocherai sul voto utile, “O Letta o Meloni”, il centrosinistra perderà, i tuo alleati saranno tutti sotto il 5%, ma il Pd sarà il primo partito.

Letta gioca  sui tempi stretti, sulla paura di tutti di perdere il posto in un parlamento  ridotto, su dei 5 stelle che non parlano con nessuno e sono impegnati su quali fedelissimi salgono  sull’ultima scialuppa per tornare a terra (Camera, Senato piu complicato).

Letta, il più lucido in campo, sembra destinato allo stesso destino di molti suoi predecessori, in primo luogo Renzi, ma non dimentichiamo Veltroni e D’Alema, bravi, i più bravi. Vittime di sé stessi e della loro bravura.

Un nuovo brutto reset attende la sinistra, o meglio, quella  che chiamiamo, per comodità, sinistra

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