Stati Uniti in confusione, Europa non pervenuta, Imperi a confronto diretto

Massimo Cacciari La Stampa 08 agosto 2022

 

Se l’Europa rinuncia a governare la guerra tra Usa, Russia e Cina

 

I venti di guerra soffiano sempre più forti e coprono ormai l’intero globo. Sul fronte del Pacifico, a differenza che in Europa, non sussiste neppure la possibilità di gestire il conflitto attraverso vittime-intermediario.

 

Per Taiwan Cina e America sono faccia a faccia. È rinviabile ancora la decisione? Una via tipo Hong Kong sembra del tutto irrealistica. Le ragioni degli affari, degli scambi, della finanza prevarranno ancora? Auguriamocelo – ma appare ormai di solare evidenza che esse non bastano a “tenere in forma” questo mondo, non dico a risolverne contraddizioni e lacerazioni, ma a garantire un decente controllo delle crisi che lo stesso processo di globalizzazione ha prodotto e produce. La Tecnica progredisce, l’homo technicus ha conosciuto successi straordinari – nulla di ciò sembra tradursi in capacità politica e di governo. Tecnica e potenza economica non vivono nel mondo delle idee, si incardinano e incarnano in organizzazioni politiche e statuali.

 

Se una nazione che ha dimensioni imperiali (dico nazione o insieme di nazioni, e non Stato, che è un termine che di per sé designa soltanto un apparato amministrativo-funzionale) assume una grande forza tecnico-economica inevitabilmente, prima o poi, vorrà farla valere sul piano geopolitico, determinando radicali trasformazioni nei complessivi equilibri di potenza. E quella forma di razionalità che poteva valere sul piano della gestione degli affari tecnico-economici non avrà più efficacia su quest’altro. Un’arcaica, ma dura a morire ideologia liberista riteneva che il passaggio potesse avvenire senza traumi. Crisi, pandemie, guerre almeno questo è sperabile abbiano prodotto: il definitivo risveglio dai sonni di tale ideologia.

 

Quale razionalità sarebbe stato augurabile prevalesse dopo la fine della “guerra fredda” e la vittoria americana? Quella che riconosceva l’impossibilità di ordinare il nuovo mondo in base a un solo ordine, a un solo sovrano. Non è mai esistito né mai esisterà un Impero globale – la forma dell’Impero può giungere a unificare nazioni diverse, anche con tradizioni, lingue e religioni diverse, ma che si sono in lunghi periodi storici andate incontrando e mescolando fino ad avvertirsi come appartenenti a una civiltà. Così era per l’Impero romano, così era per l’idea di Sacro Romano Impero nel Medioevo. Così per l’Impero cinese. Così per quello russo. Nessun Impero – non dico singoli Stati – potrà mai essere il centro, l’asse intorno a cui ruota l’intero globo. L’Occidente, la sua civiltà, ha rappresentato fuori di ogni dubbio l’agente essenziale della globalizzazione. La sua potenza economica, tecnica e militare ha costretto ogni nazione a entrare a far parte di un unico processo di sviluppo, ha manifestato capacità assimilative straordinarie, ha modificato la struttura sociale e culturale dei popoli che, in un modo o nell’altro, ha incontrato. Ma da questo non era affatto razionale dedurre la presunzione di essere il centro del mondo. Un multiverso non ha centro, non lo avrà mai. O i suoi centri, che sono civiltà, sanno comprendersi, “tradursi”, governare insieme, oppure le contraddizioni saranno risolvibili di volta in volta solo attraverso il bellum nefandum.

 

Nel dopo-guerra fredda si sono sciaguratamente incontrate e scontrate, consumando via via i margini di mediazione, un’astorica idea di universale Ecumenopoli, che avrebbe dovuto essere retta non solo sui “valori” dell’Occidente, ma anche governata con le stesse forme istituzionali e politiche che da noi si erano affermate, con una irrealistica volontà di mantenere il proprio ruolo globale da parte della grande potenza sconfitta e una, assai realistica invece, volontà da parte della Cina di affermarsi con straordinaria rapidità in quanto nuovo e decisivo Impero. O i tre giungono a riconoscere le rispettive ragioni, sul fondamento di ciò che ho detto, e cioè che il mondo globale è un multiverso di potenze e di legittime aspirazioni a diventarlo, multiverso che non tollererà mai il governo di uno solo e tantomeno una Polizia globale che investita da chissà quale divina Auctoritas sia chiamata a mantenerne l’ordine, oppure è inevitabile che le contraddizioni vadano moltiplicandosi fino a un radicale e imprevedibile mutamento di stato.

 

Nello scenario pre-catastrofico attuale si fa ancora più evidente quale grande ruolo l’Europa avrebbe potuto giocare, direi proprio quale missione di pace avrebbe dovuto svolgere: sostenere sulla base della propria unità politica quella visione delle relazioni internazionali che contrasta l’immenso pericolo rappresentato da idee e prassi egemoniche. Solo un’Europa politicamente unita poteva assumere e far valere quella visione delle relazioni internazionali capace di governare le inevitabili tensioni tra i grandi spazi imperiali. Un’Europa profondamente partecipe della storia dell’Occidente, quanto autonoma e forte di idee e fini che appartengono soltanto alle sue diverse culture, avrebbe potuto e dovuto diventare protagonista nello sforzo per mediare e governare i contrasti e le tensioni inevitabili tra i grandi spazi imperiali.

 

Ora è evidente quale grande aiuto la presenza di questa Europa avrebbe rappresentato anche per gli stessi Stati Uniti. Un’Europa in grado, dopo la caduta del Muro, di comprendere non Eltsin o Putin ma il destino della grande Russia, e come esso si intrecci sull’onda lunga della storia dei popoli (che un politico sarebbe sempre tenuto a conoscere) con il nostro, attraverso amori e odi di ogni genere – questa Europa sarebbe stata in grado almeno di comprendere e affrontare le drammatiche situazioni che si andavano determinando all’interno dell’ex-Impero sovietico, prima che le crisi esplodessero e gli Stati Uniti fossero chiamati a intervenire. L’unione europea non nasce forse anche e soprattutto per risolvere da sé i propri drammi? O due guerre mondiali in cui tutta Europa ha perduto non hanno insegnato nulla? Così gli Stati Uniti sono ora chiamati ad affrontare avversari formidabili su due fronti, nello stesso momento.

 

Non sarà un caso, vero?, se la Cina riapre proprio oggi così prepotentemente la questione Taiwan. E la diplomazia americana dà segni sconcertanti di confusione: la mattina implora il grande Impero d’Oriente di abbandonare la Russia, e la sera invia la signora Pelosi nell’isola contesa, garantendo che la sua sovranità verrà difesa fino a…Già, fino a quando potremo reggere senza capacità di governarle le molteplici sfide del nostro ambiente, senza modificare le istituzioni internazionali che dovrebbero definire il nostro ius pacis et belli, continuando a versare vino nuovo in botti decrepite?

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