La paura della Meloni è scendere sotto quota 40%

 

Giacomo Salvini il Fatto Quotidiano 24 settembre 2022
 
Per Giorgia la paura fa “40”: sotto sarà senza maggioranza
Secondo diversi studi, una squadra di calcio che inizia una serie di calci di rigori segnando per prima alla fine avrà il 65% di probabilità di vincere la partita. Il centrodestra di Giorgia Meloni ha segnato il primo rigore.

 

Domani la leader di Fratelli d’Italia, candidata presidente del Consiglio, si giocherà il resto della serie per portare a casa la vittoria. Resta però un 30-35% di probabilità che questo non avvenga: perdere, in termini elettorali, significherebbe essere in vantaggio rispetto alle altre coalizioni, ma avere una maggioranza “stretta” in Parlamento, nello specifico in Senato. È uno scenario difficile ma non impossibile. Sono queste le cifre di un report riservato che circola da giorni ai piani alti di Fratelli d’Italia, riferite da due dirigenti del partito di Meloni. Si compone di tre scenari possibili, articolati in base alle percentuali della coalizione di centrodestra: se la somma di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati dovesse superare il 42% alivello nazionale, la coalizione avrà una larga maggioranza anche al Senato. In termini numerici significherebbe uno scarto di oltre 50 voti alla Camera (dove la maggioranza è di 201) e più di 20 voti a Palazzo Madama (la maggioranza è di 101): più la percentuale di coalizione si avvicinerà al 50% e più saranno alte le probabilità di raggiungere il 60% dei seggi.

IL SECONDO scenario, invece, è quello intermedio e prevede che la coalizione ottenga un risultato tra 40 e il 42%: in questo caso il centrodestra avrà una maggioranza, ma più stretta, sotto i dieci senatori di scarto. Il terzo e peggiore scenario prevede, invece, una situazione di “non vittoria” in cui la coalizione scenda sotto la soglia psicologica del 40%, dal 37% in su: in questo caso la maggioranza al Senato sarebbe in discussione. In sintesi, spiegano le due fonti meloniane, la coalizione sarà sicura di avere una maggioranza se potrà contare su un vantaggio superiore ai 10 punti rispetto alla coalizione di centrosinistra: sotto questa soglia, le cose si fanno più difficili. Un campanello d’allarme riguarda il primo scenario: se un mese fa la probabilità di avere la maggioranza superava l’85%, oggi è scesa al 65%. Probabile ma non certa. L’altra variabile, ovviamente, sarà il tasso di astensionismo• le ultime elezioni hanno dimostrato che una maggiore mobilitazione favorirebbe il centrosinistra sul centrodestra, anche se in FdI iono preoccupati che i propri elettori diario già per scontata la vittoria. Perciò in queste ore, Meloni non è preoccupata ma “prudente” su quello che ;arà il risultato finale, dice un dirigente di Fratelli d’Italia. Lo ha ripetuto anche dal palco di Napoli, dove ieri ha chiuso la campagna elettorale: “Piano con questa cosa che abbiamo già vinto  ha detto  occhio a tutto questo entusiasmo, andate a votare”. Meloni teme due variabili: inprimis, il crollo degli alleati Lega e Forza Italia che potrebbero spingere Matteo Salvini e Silvio Berlusconi ad aprire a nuovi governi di larghe intese. Ieri era stizzita sulle loro sbandate internazionali: “Siamo la garanzia che non cambieremo linea”. In secondo luogo, ha paura di perdere Palazzo Chigi come Pier Luigi Bersani nel 2013 con la “non vittoria”.

LA VARIABILE del Sud, con la possibile rimonta del M5S, è un altro elemento che può avere effetti sulla maggioranza parlamentare. Per questo ieri Meloni ha deciso di chiudere la sua campagna elettorale a Napoli, prima in un incontro con gli industriali in cui ha definito FdI un partito “a trazione meridionalista” e poi con i giovani all’arenile di Bagnoli. Sul palco all’americana montato per l’occasione, Meloni ha dedicato buona parte del suo discorso proprio al ruolo del Sud (il ruolo del mare e del marchio italiano) e al reddito di cittadinanza da “sostituire”, ma spiegando la sua proposta per “non lasciare indietro nessuno”: mantenere il reddito per inabili e anziani e investire sulle politiche attive per i giovani. “La vera lotta alla povertà è far diventare le persone più benestanti”, ha detto Meloni. Per le assunzioni ha proposto di spendere gli 8 miliardi del fondo sociale Ue secondo un principio: “Più assumi, meno paghi”. Poi l’affondo nei confronti di Giuseppe Conte: “Avevano detto che avevano abolito la povertà, ma oggi abbiamo il record di poveri. Vi vogliono sul divano, con noi le cose cambieranno”.

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