Sondaggisti mettono i voti ai politici, ci sorbiamo pure questa

 

Niccolò Carratelli La Stampa 25 settembre 2022
 
Il giorno della verità: ecco le pagelle dei sondaggisti ai leader.
Da Meloni a Salvini, da Calenda a Letta, Berlusconi e Conte: i promossi e i bocciati
 
Mannheimer, Noto, Pregliasco e Weber: ecco come i 4 esperti di sondaggi giudicano come sono arrivati al giudizio degli elettori i 6 leader alla fine della campagna elettorale

 

Quattro esperti danno i voti ai leader sulla campagna elettorale appena conclusa. Abbiamo interpellato Renato Mannheimer, sondaggista, autore di libri, milanese, già docente di Analisi dell’opinione pubblica alla Bicocca; Antonio Noto, direttore di “Noto sondaggi”, napoletano, esperto di ricerche e analisi di mercato per imprese; Lorenzo Pregliasco, socio di Quorum e Youtrend, docente a contratto a Bologna, autore per Add di Benedetti sondaggi; e Roberto Weber, presidente dell’Istituto Ixè dopo aver fondato Swg, triestino, ha scritto per Einaudi “Perché corriamo?”. Ecco i voti assegnati a Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Carlo Calenda, Giuseppe Conte ed Enrico Letta

 

Renato Mannheimer – “Meloni è risultata rassicurante da Berlusconi uscite inopportune”

 

6 ½ Meloni

Ha fatto una buona campagna, volta a rassicurare e a cancellare certe ombre del passato. Nella fase finale c’è stato qualche scivolone, più che altro nel tentativo di mobilitare i suoi elettori più tradizionali, toccando temi classici della destra.

5 Salvini

Troppo contraddittorio, i messaggi mandati all’elettorato non sempre chiari. Si è percepito a volte un appoggio poco convinto e sentito da parte della base leghista. E ha pesato la consapevolezza di essere in difficoltà e costretto a recuperare.

5 Berlusconi

Data l’età ha impostato la campagna più in video che sul territorio, presenza mediatica e non fisica. I suoi interventi hanno ricalcato schemi sperimentati con successo in passato, ma non più attuali. I tentativi di modernizzare, come lo sbarco su Tiktok, non sembrano aver inciso. Senza dimenticare qualche esternazione inopportuna.

5 Letta

È stato protagonista di molti errori tattici, soprattutto all’inizio, e di una negativa gestione delle alleanze. Da apprezzare il tentativo di rinsaldare gli animi nel Pd e ridare speranza a un elettorato che si sente sconfitto. La strategia di polarizzazione è stata una scelta poco efficace e senza riscontri dal punto di vista dei consensi.

6 ½ Conte

Senza dubbio premiante la scelta netta di agire nel Meridione, l’ambito elettorale più consono ai 5 stelle. Ha usato argomenti non sempre condivisibili, ma efficaci per mobilitare l’elettorato. Ha colto nel segno insistendo sui temi sociali, perché i problemi economici individuali spostano più voti della politica estera. Il refrain del “tutto gratis” ha funzionato.

6 Calenda

Campagna coraggiosa, malgrado evidenti difficoltà di posizionamento al centro. Alcune sue uscite hanno destato perplessità, come pure i repentini mutamenti nelle alleanze. È stato un bene che Renzi sia rimasto defilato, evitando, o comunque tenendo sopito, il conflitto interno al terzo polo.

Antonio Noto – “Letta è sembrato troppo divisivo, Conte ha puntato sul target Sud”

6 Meloni

Nella prima parte ha fatto bene a impostare una campagna di assestamento, considerando che i voti a Fdi non arrivano solo da destra. Seconda parte peggio, perché ha fatto una virata a destra, non sulla politica estera ma su quella interna, ad esempio sull’aborto, perdendo smalto.

5+ Salvini

Ha rifatto la stessa campagna del 2018 e del 2019, ricalcandone temi e slogan. Stavolta ha aggiunto la carica religiosa del “credo”, che non ha avuto appeal. Insomma, nessuna novità, nonostante l’esperienza del Covid e della guerra, e gli anni passati al governo. Ripetitivo.

6 Berlusconi

Una campagna vintage, il problema di Forza Italia è stato continuare a proporre solo lui come frontman, senza creargli una squadra intorno, che si muovesse in parallelo. D’altra parte, le gaffe Berlusconi le ha sempre fatte, anche quando aveva ben altro smalto. Con l’arrivo su Tiktok si è messo in ridicolo, ma ha anche avuto tanta pubblicità gratuita e forse la strategia era proprio questa. (4 a Forza Italia)

4 ½ Letta

Ha insistito con la polarizzazione, proponendo una campagna divisiva, quando lo scenario politico non è da “uno contro uno”. Una strategia che poteva andare bene col campo largo, ma con questa coalizione non regge e gli elettori lo hanno capito: circa un terzo non voterà né a destra né a sinistra. In generale da Letta ho visto tanti slogan, ma pochi contenuti.

8 Conte

Ha avuto una strategia precisa, direi scientifica, individuando come target gli elettori che 4 anni fa avevano votato 5 stelle. La missione è stata recuperare i delusi e i disillusi, senza disperdere energie. Il suo merito è stato capire che poteva riconquistare quei voti, soprattutto al Sud.

 

6 ½ Calenda

È stato bravo a guadagnare spazi di comunicazione, di fatto senza un partito. È stato sul pezzo, intervenendo su tutto o quasi. Unica pecca aver usato un tono sopra le righe anche con i possibili alleati, cioè il Pd. Buona la scelta di tenere Renzi un passo indietro, visto che su di lui c’è ormai un pregiudizio negativo.

 

Lorenzo Pregliasco – “Lega appannata al fianco di Fdi, il Pd passivo tra Azione e M5S”

7 Meloni

Ha adottato una strategia prudente, senza guizzi o innovazioni che non servivano. Nelle ultime due settimane ha alzato i toni per la necessità di mobilitare i suoi elettori e non far pensare di avere già vinto.

5 ½ Salvini

È un animale da campagna elettorale molto più a suo agio in questo contesto che al governo con Draghi. Ha giocato inevitabilmente di rimessa rispetto a Meloni e a fianco a lei il suo meccanismo comunicativo appare appannato. È sembrato stanco, ma vanno riconosciute alcune cose positive come la maratona sui social o l’attività su Tiktok, dove è uno dei migliori.

6 Berlusconi

È quasi un’icona pop a suo modo. Basti pensare che ha completato la sua ottava campagna elettorale per le politiche, insomma merita un metro di giudizio diverso. Sicuramente ha avuto i suoi inciampi, come sull’ipotesi di dimissioni di Mattarella o sulla difesa di Putin. Non è quello dell’epoca d’oro, ma resta un grande talento comunicativo, capace di adattarsi, come ha mostrato su Tiktok.

5 Letta

Si è mosso in un contesto difficile, non per sua colpa, e ha visto sfarinarsi sotto i suoi occhi il campo largo. Ha finito col subire una manovra a tenaglia da parte di Conte e Calenda, il Pd è apparso passivo e non ha fatto emergere un messaggio chiaro. La polarizzazione “o noi o loro” è stata tatticamente corretta, ma probabilmente non ha pagato per mancanza di credibilità.

8 Conte

Per come era cominciata, con la crisi di governo provocata da lui con un pasticcio, è stato una sorpresa. Ha ingranato la marcia con un lavoro forte sulla sua immagine: una campagna da sinistra, stemperando i toni populisti con il suo profilo istituzionale. I 5 stelle sono riusciti a raccontarsi come un partito che non deve piacere a tutti, ma ha proposte riconoscibili. Ottimo lavoro sui social, registrando numeri elevati.

6 ½ Calenda

Grande energia comunicativa, ha la capacità di creare la notizia e poi gestirla. Ha proposto un messaggio non maggioritario e serio, ma con una comunicazione a volte aggressiva, ad esempio su Twitter.

 

Roberto Weber – “Il segretario dem messo all’angolo e il Cavaliere dovrebbe smettere”

 

8 ½ Meloni

Va sottolineata la grande compostezza, nonostante sia stata penalizzata dagli alleati, che l’hanno messa in difficoltà. Cosa non banale, tiene in pugno e compatto il partito e il gruppo dirigente, nessun elemento di disturbo, a parte qualche sciocco che fa il saluto romano. A tratti ha giustamente tirato fuori temi più di destra, per parlare ai suoi elettori di riferimento, sapendo che al governo non potrà fare quasi nulla di destra.

3 Salvini

In totale confusione, la gaffe con il presidente dell’Unione ciechi basta e avanza. In realtà il cieco è lui, ha smarrito la percezione. Non ha offerto elementi di novità, ha solo rotto le scatole alla Meloni, un pessimo contributo per la coalizione.

5 ½ Berlusconi

La verità è che sarebbe ora di smettere. A differenza di altre volte, non ha avuto nessun guizzo o valore aggiunto. C’è ancora chi lo vota, per un legame che va oltre la politica, ancorato al passato. Non mi stupiscono gaffe e dichiarazioni sballate, sono da sempre nel suo repertorio.

2 Letta

Doveva fare solo una cosa, il regista. E ha fallito clamorosamente, non sapendo cucire come Prodi. Il “mai più con i 5 stelle” è una mossa che non esiste, e poi si è fatto mettere nell’angolo da Calenda. Per non parlare della polarizzazione sulla paura dei fascisti, che è una sciocchezza. È sembrato avere poco da dire e in difficoltà nel raccontarlo.

7 ½ Conte

Aveva una sola via d’uscita, quella che passava dal Sud e dall’offrire una chiave di protezione sociale alle fasce più deboli. Ha giocato in modo intelligente le sue carte, senza scomporsi. C’è stata qualche incertezza sulla guerra in Ucraina, ma quel tema non sposta molti voti.

7 ½ Calenda

Forse il più abile a livello comunicativo, ha la capacità di sembrare preparato, di sapere cosa dire e con un orientamento chiaro. Prova a dissimulare la sua aggressività, che è un suo evidente tratto caratteriale. In generale risulta fresco, come già nella campagna per le comunali di Roma.

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