Ipotesi Giorgetti al Mef, Ronzulli e Salvini nodi irrisolti

Antonio Bravetti La Stampa 11 ottobre 2022
Trattativa sul Mef, l’ipotesi Giorgetti diventa un caso
La Lega reclama il Viminale, Ronzulli un ruolo di peso. Meloni deve trovare la quadra tra le spinte degli alleati


«Tra pochi giorni avremo la possibilità di formare il nuovo governo. Non ci sarà un solo minuto da perdere». Giorgia Meloni, di rosso vestita, manda un videomessaggio alla festa del partito spagnolo di destra Vox e parla da premier in pectore, sa che si apre oggi una settimana decisiva per il suo esecutivo.

Il vertice di sabato ad Arcore con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini ha diradato, sebbene di poco, la nebbia. Qualche nome ha iniziato a riempire le caselle giuste, ma i nodi restano ancora tanti. La Lega continua a reclamare il Viminale, il Cavaliere pretende un ministero di prima fascia per Licia Ronzulli, per l’Economia manca un vero candidato, come anche per la Sanità e per la Giustizia la candidatura della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati non convince quasi nessuno. Non bastasse, Lega e Forza Italia hanno entrambe messo gli occhi sulle Infrastrutture e le Riforme. Per superare gli ostacoli i tre leader di partito potrebbero tornare a vedersi a breve, probabilmente mercoledì, il giorno prima della seduta inaugurale del Parlamento.

I primi pezzi del puzzle che sembrano finire al loro posto sono Senato e Camera. Per Palazzo Madama salgono le quotazioni di Ignazio La Russa, mentre a Montecitorio potrebbe essere derby tra Giancarlo Giorgetti, che non vuole entrare nel governo, e Riccardo Molinari. I due sono esponenti di due anime diverse del partito e la competizione potrebbe accendersi. «Molinari presidente della Camera? Se ce lo votano. ..», ha detto qualche giorno fa Giorgetti. Non proprio un’investitura.

Veniamo ai nodi, che non sono pochi. Se per il ministero dello Sviluppo economico Meloni potrebbe segnare un punto con l’idea di Antonio D’Amato, l’ex presidente di Confindustria, resta il problema dei problemi: il Mef. La premier in pectore non considera del tutto chiusa la partita che porta a Fabio Panetta, ma il tempo stringe e bisogna ragionare su nomi disponibili. C’è una rosa di tecnici: Domenico Siniscalco, Dario Scannapieco (che molto difficilmente lascerà Cassa depositi e prestiti), Ignazio Visco. Meloni, durante il vertice di Arcore, avrebbe aperto alla possibilità di mandare Giorgetti a via XX Settembre, un’ipotesi che resta sul tavolo nonostante appaia complicata.

C’è poi il capitolo Giustizia. Elisabetta Casellati non gode proprio di ottima considerazione, né dentro Forza Italia né in FdI. Più spendibile, se il ministero dovesse andare al partito di Berlusconi, il nome di Francesco Paolo Sisto. Da registrare le quotazioni in risalita di Carlo Nordio, versante FdI. Al momento Forza Italia potrebbe finire a guidare due ministeri di peso: quello della Giustizia e gli Esteri, dove Antonio Tajani è dato praticamente per certo.

Meloni e i suoi ripetono da giorni che «non ci sono veti» per nessuno e che il governo nascente si fregerà solo di figure «competenti, di alto profilo». Raccontano che, forte di questo ragionamento, Salvini sia uscito da villa San Martino convinto che la strada per il Viminale non gli sia preclusa. Eppure per l’Interno il profilo è ancora quello di un tecnico, e il nome resta quello di Matteo Piantedosi, prefetto di Roma. Il leader della Lega, però, insiste per rivendicare il dicastero per il suo partito. Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, potrebbe fare il grande salto. Salutato il Viminale, Salvini si troverebbe a un bivio, con la possibilità di scegliere: Infrastrutture (ma c’è anche Edoardo Rixi) o Agricoltura. Per quest’ultimo la soluzione potrebbe essere un ritorno di Gian Marco Centinaio. La lista della Lega, va detto, è lunga: da via Bellerio rivendicano gli Affari regionali (per un esponente veneto), le Riforme e spingono per un ministero della Famiglia. Ampia la rosa: Lavinia Mennuni, Isabella Rauti e Eugenia Roccella, tutte di Fdi, o le leghiste Simona Baldassarre e Erika Stefani.

Alla Difesa crescono le quotazioni di un esponente di via della Scrofa: Cirielli, Urso, Crosetto. Alla Cultura e alla Sanità si profilano due tecnici. Per quest’ultima restano a galla le candidature di Andrea Mandelli (Fi) e Guido Bertolaso. Lui per ora si tira fuori, ma il rapporto con Meloni esiste, tanto che in campagna elettorale l’unica iniziativa a cui ha partecipato è stata con Musumeci e FdI in Sicilia.

Berlusconi, intanto, continua a chiedere un ministero di peso per la fedelissima Ronzulli. Non è un problema da poco. Meloni, al momento, non ha intenzione di cedere. Data alla Scuola e alla Sanità, per Ronzulli ora si ragiona sul ministero del Turismo, ma anche Infrastrutture o Agricoltura, gli stessi che fanno gola alla Lega. All’Istruzione potrebbe invece finire Anna Maria Bernini, anche se nei corridoi del ministero circola negli ultimissimi giorni il nome di Lucia Borgonzoni. Per l’Università e ricerca c’è l’ipotesi di Giuseppe Valditara. Agli Affari europei Raffaele Fitto; Nello Musumeci, ex presidente della Regione Sicilia, al dicastero del Mezzogiorno.

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