Cosa c’è dietro l’incontro tra Meloni e Calenda

Claudia Fusani il Riformista 30 Novembre 2022
Perché Meloni ha visto Calenda: cosa c’è dietro l’incontro tra i due leader
Alleati no, utili forse. Ma anche guastatori oltre le linee nemiche. O cavallo di Troia della parte avversa. Uno nessuno centomila.

Quante parti in commedia possono avere Carlo Calenda e Matteo Renzi? Qual è la vera faccia del Terzo Polo? Giorgia Meloni declinava tra sé e sé tutte queste e anche altre domande ieri mattina mentre aspettava nella Sala Verde di palazzo Chigi la delegazione del Terzo Polo, Carlo Calenda, i capigruppo Raffaella Paita e Matteo Richetti, l’esperto economico Luigi Marattin. Con Meloni, ad aspettare l’avversario politico i ministri Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Negli stessi minuti, finalmente, il testo della legge di bilancio ingrassato di una trentina di articoli e contenuto in 110 pagine (senza allegati) riceveva la bollinatura della Ragioneria e la firma del Capo dello Stato.

Se non fosse per tutte quelle domande che un leader politico, vieppiù se presidente del Consiglio, deve farsi per avere occhi e orecchi aperti 24h, i quasi novanta minuti con il “nemico” sono volati via lisci e stimolanti. Nessuna tensione, “una sana discussione” la definisce un rappresentante del Terzo Polo. Persino più piacevole – suggerisce qualcuno presente ad entrambe – di quella che la premier ha avuto ieri pomeriggio con i capigruppo della sua maggioranza. Succede, in politica ma non solo, che i ruoli vengano ribaltati. O percepiti come tali.
Il faccia a faccia tra Meloni e Calenda ieri ha foraggiato molti suggeritori e dato la parola ad altrettanti esperti di alleanze. Pone questioni di merito. E interrogativi di metodo.

Cominciamo da qui. Il Pd non ha dubbi. “Il Terzo Polo fa da stampella al governo Meloni, ha chiesto i voti per Draghi e adesso li dà alle destre” ha twittatto la vicepresidente Anna Ascani. “Se fa da stampella al governo, non è più opposizione” ha tagliato corto Matteo Ricci. Cinque stelle sulla stessa linea. Si cambia metà campo ma il giudizio non cambia, anzi. “A Calenda va mostrata la porta di uscita dalla maggioranza, non certo di entrata” ha chiosato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè di Forza Italia. E i capigruppo azzurri Cattaneo e Ronzulli: “Il leader di Azione non dia lezioncine visto che sta all’opposizione. La maggioranza non ha bisogno di lui che è invece condannato all’irrilevanza politica”.

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