Il bisht sulle spalle di Messi: qui comandiamo noi

Gianni Riotta La Repubblica 20 dicembre 2022
La diplomazia del mantello sulla Coppa
Il bisht sulle spalle del capitano: l’ultimo messaggio dai padroni del calcio mondiale

 

L’artigianato del bisht, ancestrale mantello della penisola arabica, va indietro nei secoli, le donne sceglievano la lana più morbida per tesserlo, decorandola con nastri multicolore», spiega Salma Al-Nuaimi, studiosa delle tradizioni islamiche, e ieri Google Trend, che computa le nostre ricerche online, ha visto uno spike, un salto, nel numero di persone che chiedevano: “Cosa ha fatto indossare a Messi l’emiro del Qatar, consegnandogli la coppa del mondo?”.

Il mantello cerimoniale è appunto ilbisht,il primo a parlarne è stato lo storico greco Erodoto, nel narrare dei guerrieri arabi. I migliori, in Qatar, li confeziona Ahmed Musa Albuhaleqa, al popolare quartiere Souq Waqif, quelli industriali costano una cinquantina di euro, i capi firmati, materiali di qualità e sarto esperto, arrivano a migliaia. All’atelier degli Albuhaleqa si ama dire che “indossare un bisht regale sulle spalle è l’investitura d’onore da guerriero, rito degli antenati”.
Imponendo un bisht — di squisita fattura — sulla maglia albiceleste del capitano numero 10 dell’Argentina, Lionel Messi, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, onnipotente padrone di casa a sua volta raccolto nel mantello, era consapevole della liturgia da Harry Potter. Sulla madida schiena del campione, che completava la missione al Graal della Coppa, non brillava l’oro del trofeo, il numero leggendario dei geni del calcio, ma il simbolo della casa regnante. Messaggio che non è sfuggito a storici e tifosi, dividendo le coscienze, come ogni atto nel Mondiale 2022. Se la finale con la Francia è stata tra le più avvincenti partite nell’epopea del calcio, la premiazione ha riflesso, da specchio deformante, il buio dell’ignoranza e arroganza dei potenti.

Ricevendo il premio da miglior portiere, l’argentino Emiliano “Dibu” Martinez ha piazzato il Guanto d’oro sui genitali, gesto osceno che ha disgustato e imbarazzato le famiglie, davanti a bambine e bambini. Sembrava abbastanza per la serata di festa, ma è arrivata la vestizione di Messi. Le sequenze son diventate grottesche, Messi piccino, Topolino Apprendista Stregone di Disney, avviluppato nel mantello bisht, dopo che Mbappé aveva snobbato l’abbraccio del presidente Macron. Tanti opinionisti, dall’asso Gary Lineker a Tariq Panja del New York Times, hanno obiettato al gesto che sovrappone politica a sport, mentre Hassan Al Thawadi, segretario generale del Comitato Organizzatore, minimizzava: «Un omaggio a Messi». C’è chi ricorda il sombrero di Pelé a Messico 1970, dopo il 4-1 all’Italia, mentre l’editorialista Reem Al-Harmi intonava la solfa che ha assordato il Mondiale: «Chi si arrabbia per ilbishta Messi, indumento nobile della cultura araba, poi tace davanti all’islamofobia occidentale, al razzismo, al disprezzo per la cultura orientale».

Ridicolo. Migliaia di tifosi in Qatar, negli stadi e al Souq Waqif, hanno indossato indumenti arabi, spesso sovrapposti alle bandiere nazionali, per gioco, allegria, folklore da curva. Nessuno ha trovato da ridire. Se Messi avesse portato un thobe, la tunica bianca locale, un copricapo del deserto, lo stesso bisht, sarebbe stata una sua scelta. È stato invece il suo imbarazzo al cospetto di Al Thani a svelare l’ultima campagna egemonica del Qatar. Non si trattava dunque di difendere, legittimamente, il proprio passato, ma di segnalare, con prepotenza, che il business tutto può comprare, perfino vestendo Messi col bisht:una forzatura che echeggia male dopo lo scandalo delle sinistre in Unione Europea e dovrebbe mettere in guardia, prima dei prossimi eventi in Paesi autoritari.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.