Una Manovra con 44 buchi: mancano i soldi per smart working e fragili

Paolo Baroni La Stampa 23 dicembre 2022
Una Manovra con 44 buchi: mancano i soldi per smart working e fragili
Ventidue articoli da riscrivere del tutto. Cancellata la norma che assegnava 450 milioni ai Comuni: era senza copertura economica

 

Attenti ai compensi nascosti nelle pieghe delle nuove norme, sembra avvisare la Ragioneria dello Stato. Che ieri è intervenuta per evitare che il non scritto si possa trasformare in una uscita aggiuntiva, o come segnala la nota inviata al Parlamento, in effetti negativi per i saldi di finanza pubblica. «Al fine di evitare oneri privi di copertura» i “controllori” del Mef hanno chiesto di specificare che «ai componenti del tavolo permanente» chiamato a trovare soluzioni per mitigare i costi delle transazioni elettroniche sotto i 30 euro, dopo che il governo ha ritirato l’emendamento sui Pos «non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi spese o altri emolumenti comunque denominati».

È la seconda correzione che viene apportata a questo articolo della manovra perché, come ha ammesso lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nella prima versione per cancellare l’aumento della soglia a 60 euro, ma era sparito anche l’aumento a 5.000 euro della soglia dei contanti.

Allo stesso modo nella norma che avvia il commissariamento della Città della salute di Torino, per accelerarne il completamento, la Ragioneria ha chiesto di cancellare la possibilità per il Commissario «di avvalersi, nel numero strettamente necessario, di soggetti estranei alle amministrazioni pubbliche, in possesso di adeguata esperienza professionale» per svolgere la propria attività. Contratti vietati, insomma, e quindi nessun rischio di extracosti.

Retromarcia pure su 18App vecchie regole anche nel 2023
Anche sul Bonus cultura il governo innesta la retromarcia. Come ha spiegato ieri sera in Commissione Bilancio il sottosegretario all’Economia Federico Freni «per l’erogazione nel 2023 del Bonus cultura saranno utilizzate le precedenti regole, mentre il nuovo meccanismo che prevede il possibile doppio bonus in base all’Isee e al voto di maturità prenderà il via dal 2024». Rinviata dunque sia l’introduzione del tetto Isee di 35 mila euro sia l’accesso al bonus per chi si diploma sono 100/100 annunciate nei giorni scorsi. La Ragioneria dello Stato, nella sua nota, ha chiesto di cancellare la parte relativa alle coperture, oggetto in questi giorni di polemiche molto accese da parte del Pd e dell’ex ministro Dario Franceschini e di Matteo Renzi e tutta Italia Viva. In particolare la Ragioneria aveva chiesto di non finanziare la nuova 18App per il 2023 con i fondi già stanziati per il 2022 e quindi di eliminare la frase: «Nell’anno 2023 la Carta della cultura Giovani è assegnata ai nati nell’anno 2004 mediante utilizzo delle risorse già impegnate nell’anno 2022».

La questione fondi è invece demandata al ministero dell’Economia «che viene autorizzato, con propri decreti, ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio». Allo stato la Carta giovani, intanto, rimane a secco. «La Ragioneria smentisce il governo» ha commentato il capogruppo di Azione-Iv in Commissione Bilancio Luigi Marattin, che già mercoledì sosteneva che i fondi per il bonus giovani erano spariti e accusava il Mef di prestarsi alla propaganda politica della maggioranza».

Compensi e rimborsi vietati per la Commissione sul Pos
Attenti ai compensi nascosti nelle pieghe delle nuove norme, sembra avvisare la Ragioneria dello Stato. Che ieri è intervenuta per evitare che il non scritto si possa trasformare in una uscita aggiuntiva, o come segnala la nota inviata al Parlamento, in effetti negativi per i saldi di finanza pubblica. «Al fine di evitare oneri privi di copertura» i “controllori” del Mef hanno chiesto di specificare che «ai componenti del tavolo permanente» chiamato a trovare soluzioni per mitigare i costi delle transazioni elettroniche sotto i 30 euro, dopo che il governo ha ritirato l’emendamento sui Pos «non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi spese o altri emolumenti comunque denominati». È la seconda correzione che viene apportata a questo articolo della manovra perché, come ha ammesso lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nella prima versione per cancellare l’aumento della soglia a 60 euro, ma era sparito anche l’aumento a 5.000 euro della soglia dei contanti.

Allo stesso modo nella norma che avvia il commissariamento della Città della salute di Torino, per accelerarne il completamento, la Ragioneria ha chiesto di cancellare la possibilità per il Commissario «di avvalersi, nel numero strettamente necessario, di soggetti estranei alle amministrazioni pubbliche, in possesso di adeguata esperienza professionale» per svolgere la propria attività. Contratti vietati, insomma, e quindi nessun rischio di extracosti.

Proroga allo Smart working ma non ci sono le risorse
La proposta di consentire lo smart working fino al 31 marzo per i lavoratori pubblici e privati classificati come fragili «anche attraverso l’adibizione a diversa mansione compresa nella medesima categoria o area di inquadramento», non sta in piedi. La novità, che rispetto al passato però esclude dalla proroga i genitori di under 14, infatti «prende a riferimento una platea di soggetti (lavoratori dipendenti, pubblici e privati, affetti da patologie e condizioni individuate dal ministero della Salute col decreto 221 del 2021) che potrebbe differire» da quella del decreto del 2020 (quando bastava la certificazione dei competenti organi medico-legali) e quindi «comporta oneri di sostituzione del personale scolastico interessato dalla disposizione non quantificati in apposita relazione tecnica e privi della necessaria copertura finanziaria, pertanto si esprime parere contrario».

Per ovviare al diniego la Ragioneria ha chiesto di mettere a bilancio una spesa di 15.874.52 euro «per la sostituzione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario delle istituzioni scolastiche, affetto dalle patologie e condizioni individuate dal decreto. Come si provvede? Attingendo anche in questo caso come per altre «emergenze» al fondo per le esigenze indifferibili. Nessun aumento di costo deve derivare anche dai nuovi corsi previsti per i 18-29enni percettori del reddito di cittadinanza che non hanno assolto all’obbligo scolastico: le varie amministrazioni dovranno utilizzare personale e risorse già a loro disposizione.

Scritta male e incompleta la norma sul bonus psicologo
Anche la norma proposta dal Pd che porta da 600 a 1.500 euro il Bonus psicologo «non è correttamente formulata sul piano tecnico». Manca, tra l’altro, l’incremento del fabbisogno sanitario ed oltre a questo secondo la Ragioneria è «in ogni caso necessario acquisire la relazione tecnica» e la relativa tabella dei dati. Devono essere definite meglio le forme di finanziamento e viene specificato che per farlo non basta uno solo decreto attuativo del ministro della Salute con l’Economia ma serviranno «uno o più» provvedimenti. Quindi deve essere chiarito che «il contributo è stabilito nel limite massimo di 1.500 euro a persona a decorrere dall’anno 2023, e nel limite complessivo di 5 milioni di euro per il 2023 e 8 milioni di euro a decorrere dal 2024». Conseguentemente il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato è incrementato di 5 milioni di euro per l’anno 2023 e di 8 annui a decorrere dal 2024, risorse che andranno anche queste attinte dal Fondo esigenze indifferibili.

La confusione, nella fase finale di messa a punto della legge di Bilancio, è stata tale che, ad esempio, per il completamento della Carta geologica d’Italia nella legge di Bilancio sono stati due distinti provvedimenti: uno assegna all’Ispra 6 milioni per il 2023 e 7 all’anno per il 2024 ed il 2025, il secondo invece istituisce un fondo ad hoc per 8 milioni nel 2023 e 12 per ciascuno degli anni 2024 e 2025. «Queste norme – suggerisce la Rgs – necessitano di un coordinamento». Come dar loro torto.

Stangata tassa di soggiorno, “L’aumento non è attuabile”
Anche la norma sulla tassa di soggiorno è finita nel mirino della Ragioneria, perché come è stata scritta non risulta attuabile. La manovra ha reso più semplice per i comuni capoluogo alzare l’imposta di soggiorno a 10 euro, infatti non sarà più un decreto ministeriale a individuare tali Comuni, ma verrà fatto direttamente riferimento ai dati pubblicati dall’Istat riguardanti le presenze turistiche medie registrate nel triennio precedente all’anno in cui viene deliberato l’aumento dell’imposta. Per il triennio 2023-2025 si considera la media delle presenze turistiche del 2017-2019. Per far scattare l’aumento occorre che le presenze turistiche siano venti volte superiori a quelle dei residenti. La Ragioneria chiede di specificare che «le modalità di attuazione» delle nuove disposizioni vengano definite «con apposito decreto su proposta del ministro del Turismo, di concerto con il ministro dell’Interno e il ministro dell’Economia e delle finanze», altrimenti la norma non può decollare. Anche la norma che istituisce il «Fondo nazionale per il contrasto agli svantaggi derivanti da insularità», con una dotazione pari a 2 milioni annui per il triennio 2023/2025 suddiviso in Fondo per gli investimenti strategici e Fondo per la compensazione degli svantaggi, per la Ragioneria «risulta di difficile attuazione mancando anche di strumento attuativo. In mancanza delle modifiche da parte dell’amministrazione di settore, difficilmente potrà essere attuata» hanno segnalato i tecnici nella loro nota.

 

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