Il mistero del segnale in codice non capito dal cameriere, la lite e l’assedio in bagno

Andrea Ossino La Repubblica 16 gennaio 2023
Il mistero del segnale in codice non capito dal cameriere, la lite e l’assedio in bagno. Così è morta Martina Scialdone
Ecco il concatenarsi di eventi che ha condannato l’avvocata di 35 anni uccisa venerdì sera al ristorante Brado di via Amelia da Costantino Bonaiuti. Lunedì 16 gennaio alle 12 udienza di convalida dell’arresto: la procura di Roma contesta l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, i motivi futili e abietti e di aver agito contro una persona a lui legata sentimentalmente

Gli “occhi terrorizzati” di Martina e quell’ultima sigaretta prima dello sparo. E poi l’offerta di aiuto rifiutata, la telefonata alla polizia e le doppie chiavi utilizzate dai ristoratori per aprire la porta del bagno dove la ragazza si era rintanata per sfuggire all’aggressività di Costantino Bonaiuti, l’uomo che di lì a poco l’avrebbe uccisa.

Un susseguirsi di eventi caratterizzano gli ultimi minuti che hanno condannato l’avvocatessa di 35 anni, uccisa venerdì sera al ristorante Brado di via Amelia, al Tuscolano, quadrante Sud Est di Roma, dove aveva appena finito di cenare insieme al suo ex compagno, il sessantunenne Costantino Bonaiuti, ingegnere dell’Enav con la passione per le armi e due tumori da combattere.

Una serie di sliding door che secondo le indagini della polizia non avrebbero permesso ai presenti di prevedere l’epilogo avvenuto poco dopo le 22,15, quando l’assassino ha sparato al petto della legale esperta in diritto di famiglia.

Ci sono alcuni momenti chiave che hanno condotto la donna nelle mani dell’ingegnere accusato di averla uccisa. Il primo è caratterizzato dalle doppie chiavi che il personale del ristorante ha utilizzato per fare uscire Martina Scialdone dal bagno in cui si era rifugiata quando Costi, così lo chiamano gli amici, era andato su tutte le furie. “Abbiamo chiamato la polizia già durante la lite iniziale e abbiamo domandato alla ragazza se volesse rimanere nel locale. Lei ha detto che era tutto ok ed è uscita per andare via: non abbiamo cacciato nessuno”, dicono i gestori del Brado. La loro versione è confermata anche dall’analisi delle chiamate in entrata al numero unico di emergenza, anche se resta il fatto che Martina si fosse chiusa in bagno, evidentemente terrorizzata.

Perché, dunque, è stata fatta uscire dal suo rifugio? La porta è stata aperta perché i ristoratori si erano preoccupati per le sue condizioni. “C’era mio fratello e anche alcuni clienti che si erano preoccupati per questa ragazza chiusa in bagno”, spiega Christian Catania, uno dei gestori del Brado. “Abbiamo aperto la porta. Lei è uscita volontariamente, ci mancherebbe, non è stata cacciata neanche per sogno, assolutamente. È stato chiesto di calmarsi, uno dei nostri dipendenti ha detto di rinviare la discussione all’indomani mattina, a mente fredda. Capita che qualche cliente discuta e noi cerchiamo di calmarlo. Abbiamo anche chiamato la polizia. Io credo che non potessimo fare di più di così. Se lei avesse detto che non si sentiva tranquilla, ci saremmo chiusi con lei nel locale, avremmo abbassato la serranda e aspettato la polizia. Quando c’è una discussione chiamiamo sempre la polizia. Noi abbiamo fatto tutto ciò che doveva essere fatto”.

Tuttavia, la seconda “porta scorrevole” sarebbe quella decisiva: il rifiuto da parte della donna dell’aiuto offertole dai ristoratori. I titolari del Brado avrebbero chiesto alla ragazza se avesse bisogno di qualcosa, ma lei avrebbe detto di no. A ridosso dei fatti si era diffusa la voce che la giovane sarebbe stata fatta allontanare dal locale per evitare di disturbare i clienti. “Non è vero, è stato fatto tutto il possibile, nessuno ha cacciato nessuno, tantomeno quella povera donna”, dice Luca Fileri, un dipendente del Brado. “Tutto ok”, avrebbe risposto la vittima a chi le aveva chiesto se avesse bisogno di qualcosa.

Per questo motivo la polizia non trova riscontri alla narrazione che vedrebbe la vittima cercare aiuto con uno sguardo fugace, un’occhiata rivolta a un cameriere che le aveva offerto una sigaretta. “Aveva gli occhi terrorizzati”, dice il dipendente del Brado agli investigatori raccontando il terzo e ultimo momento che avrebbe potuto evitare il tragico epilogo. Martina era uscita dal locale e aveva chiesto al cameriere una sigaretta. Era ancora sconvolta per quanto accaduto poco prima, quando Bonaiuti l’aveva aggredita verbalmente costringendola a riparare in bagno.
Martina Scialdone era scioccata, i suoi occhi erano pieni di paura, ma il cameriere dice di non aver colto alcun segnale nascosto, nessuna richiesta di aiuto celata dietro uno sguardo. Del resto l’assassino non era vicino a lei e la vittima avrebbe potuto usufruire dell’aiuto offertole poco prima dentro il locale. Così non è stato. Martina credeva che la vicenda fosse finita. Le cose sono andate diversamente. Aveva acceso la sigaretta, aveva iniziato ad allontanarsi a piedi. Una ventina di metri, prima che una pallottola esplosa da un campione regionale di tiro a segno le centrasse il petto.

A chiarire diversi dubbi, anche sull’atteggiamento di clienti, titolari e dipendenti del ristorante, sarà l’esame delle immagini delle telecamere interne ed esterne al locale, che gli investigatori stanno vagliando per chiarire il quadro della vicenda. Lunedì 16 gennaio, alle ore 12, si terrà l’udienza di convalida dell’arresto di Costantino Bonaiuti. La procura di Roma gli contesta l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, oltre ai motivi futili e abietti e di aver agito contro una persona a lui legata sentimentalmente.

 

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