Fuortes guadagna un mese: prima ci sono il Festival e le elezioni regionali

Niccolò Carratelli, Michela Tamburrino La Stampa 31 gennaio 2023
Una Rai dimezzata
Solo presidente, ad e la consigliera in quota Pd danno l’Ok al budget 2023. Fuortes guadagna un mese: prima ci sono il Festival e le elezioni regionali

 

Tanto vale tenere lì Carlo Fuortes ancora un po’. Far passare, in una situazione di relativa stabilità aziendale, prima il festival di Sanremo e poi le elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio. Ma, soprattutto, avere più tempo per trattare, all’interno della maggioranza di governo, i futuri assetti della Rai.

E solo allora, nel caso, accompagnare alla porta l’amministratore delegato della tv pubblica. Giorgia Meloni è arrivata a questa conclusione, dopo che anche Silvio Berlusconi, su input di Gianni Letta (amico di Fuortes), si è convinto ad aspettare tempi migliori. Così la Lega si è ritrovata sola a spingere per un immediato benservito all’ad e, alla fine, si è accodata alla linea degli alleati.

Per questo abbiamo assistito al grottesco passaggio di ieri nel Consiglio di amministrazione di viale Mazzini, che ha approvato il budget 2023, con cui si faranno i prossimi palinsesti, con soli 3 voti (su 7 componenti del Cda): quello dello stesso amministratore delegato, che in pratica si è autovotato, quello della presidente Rai Marinella Soldi e quello della consigliera in quota Pd Francesca Bria, che peraltro appena sei mesi fa aveva votato no sul bilancio. In pratica, con un governo di destra in carica, i vertici Rai si salvano grazie alla sinistra.

Perché il consigliere in quota M5s, Alessandro Di Majo, unico a tenere il punto, ha votato no, quello espresso dai dipendenti Rai, Riccardo Laganà, si è astenuto, e i due consiglieri di centrodestra, Simona Agnes e Igor De Biasio, hanno deciso di non partecipare al voto. Una mossa decisa domenica sera, a poche ore dalla riunione del Consiglio, proprio per consentire l’approvazione del budget e tenere in sella Fuortes, almeno formalmente.

In caso di bocciatura del budget, infatti, l’ad avrebbe dovuto prendere atto della sfiducia e, probabilmente, dimettersi. In virtù di questa traballante soluzione, invece, è legittimato a continuare, anche se con la consapevolezza di non avere più una maggioranza nel suo Cda. E di essere ormai ostaggio di Meloni e del suo partito.

A cui, non a caso, fin qui ha concesso tutto o quasi: gli esponenti di Fratelli d’Italia, cronometro alla mano, ormai la fanno da padroni nei talk e nei tg della Rai e la rapida promozione di Nicola Rao alla guida del Tg2 (dopo la nomina a ministro di Gennaro Sangiuliano) ha soddisfatto la premier. Insomma, Fuortes ha dimostrato di saper adattare il suo ruolo al nuovo scenario politico e si è guadagnato almeno un altro mese al settimo piano di viale Mazzini.

Entro fine febbraio, infatti, deve presentare il piano industriale e potrebbe essere quello, sottolineano fonti di centrodestra, il momento in cui il Cda lo sfiducerà. Ma non è escluso che si arrivi a primavera inoltrata. «Ormai è espressione solo di se stesso e del Pd», commentano le stesse fonti, interpretando il malumore, che comunque c’è e si avverte più forte in casa Lega.

Non è un mistero, ad esempio, che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, avrebbe voluto anticipare l’uscita di Fuortes per la deludente performance sui conti. Ma si è lasciato convincere da Meloni a pazientare, andando avanti ancora un po’con i vertici Rai scelti dal governo Draghi, di cui pure Giorgetti faceva parte.

Del resto, nel centrodestra tutti hanno capito che non sarà semplice far quadrare il puzzle delle nomine dei direttori di genere e dei telegiornali. A cominciare dal Tg1, che Meloni vorrebbe affidare a Gian Marco Chiocci, ora direttore dell’agenzia AdnKronos.

Operazione non semplice, per almeno tre motivi: Chiocci è un esterno e ci sono tanti pretendenti interni, con lui al Tg1 Fratelli d’Italia (che ha anche Petrecca a Rainews24) dovrebbe sacrificare Rao e cedere il Tg2 a Lega o Forza Italia, e sostituendo Monica Maggioni alla guida del primo telegiornale si porrebbe una questione di genere e di rappresentanza femminile.

Visto che Forza Italia e Lega chiedono ruoli di peso per altri due uomini: Antonio Preziosi e Francesco Pionati. Ogni casella che si sposta ne fa muovere altre, con esiti difficili da prevedere. Una prospettiva incerta di cui potrebbe beneficiare proprio Fuortes, allungando ancora la sua avventura da amministratore delegato. Nonostante la Rai perda soldi, con un peggioramento della posizione finanziaria netta per 650 milioni e un cattivo andamento dei ricavi, e ascolti, con Mediaset ormai vicina al sorpasso

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