Autonomia Regionale, un gioco dell’oca non arriveranno mai

Antonio Fraschilla La Repubblica 3 febbraio 2023
Sull’autonomia un gioco dell’oca tra Regioni, Camere e altri Cdm. Forse anni per vedere la luce
Calderoli: “Nel 2023 ok al testo”. Ma gli alleati sanno che l’iter sarà lungo, tra modifiche degli enti locali, Parlamento, cabina di regia sui Lep, Dpcm “Ma sì, in fondo si tratta solo di un disegno di legge, vediamo, non mi allarmerei”.

 

Nei giorni scorsi Giovanni Donzelli, il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, prima di finire nell’occhio del ciclone per il caso Cospito tranquillizzava così un deputato del Pd che aveva incrociato in una trasmissione televisiva. Il senso è chiaro: si vota in Lombardia, la Lega ci chiede una norma manifesto e questa gli daremo.

In Consiglio dei ministri tra gli applausi è stata approvata una norma manifesto, appunto, sull’autonomia delle Regioni con un iter talmente farraginoso che è tecnicamente impossibile possa concludersi prima di alcuni anni: altro che entro il 2023 come ha annunciato subito trionfale il ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli.

La mediazione politica ha consentito di inserire nel testo il ruolo del Parlamento ma soprattutto ha previsto il ritorno più volte in Cdm in caso di modifiche: in questo modo Giorgia Meloni ha evitato fughe in avanti, diciamo così, su un tema che nell’elettorato di Fratelli d’Italia non è certo una priorità.

Il tortuoso percorso di questa riforma che coinvolgerà, a più riprese, governo, Parlamento, Conferenza unificata e Regioni, prevede alcune tappe che somigliano a trappole più che altro. Adesso il testo del ddl andrà alla Conferenza unificata. E se già in questa sede la Conferenza proporrà anche solo qualche piccola modifica, il Cdm dovrà riapprovare una seconda volta il disegno di legge. Un po’ come il gioco dell’oca, si torna indietro. Qualora, invece, il testo non dovesse subire interventi in Conferenza, il testo comunque dovrà tornare in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo.

Dopo il secondo ok del governo il ddl andrà in Parlamento e seguirà il normale iter di approvazione. Nel frattempo si prevede la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni con l’istituzione di una cabina di regia che dovrà soppesare le materie a cui applicare i Lep e definire i costi e i fabbisogni standard. Al termine di questo iter, toccherà nuovamente al Consiglio dei ministri emanare un Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) per ogni Lep individuato. Decreti che dovranno prima trovare l’intesa della Conferenza unificata e anche qui in caso di mancata intesa dovranno tornare indietro alla casella precedente, la cabina di regia. Una volta approvati i Dpcm anche dalla Conferenza, andranno anche loro in Parlamento.

Finito questo doppio iter, per ddl e per Lep, il gioco continua. Perché inizia a quel punto il confronto con le singole Regioni e le loro richieste di materie da gestire in autonomia: su ogni proposta dovranno dare un parere i ministeri competenti. Solo dopo comincerà il negoziato governo-Regioni, al termine del quale il Cdm approverà l’intesa preliminare.

E si torna al punto di partenza: l’intesa dovrà passare nuovamente dalla Conferenza unificata e dalle Camere. E sarà infine il Consiglio dei ministri ad approvare l’accordo definitivo. Il gioco dell’autonomia rischia così di non finire mai, ma intanto inizia a ridosso delle regionali in Lombardia e tutti sono contenti.

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