Il silenzio di Meloni in fuga dai giornalisti. Rete4 diventa il fortino

Stefano Cappellini La Repubblica 3 febbraio 2023
Il silenzio di Meloni in fuga dai giornalisti. Rete4 diventa il fortino
La difesa esplicita dei due fedelissimi Delmastro e Donzelli è scivolosa e la premier la evita. La telefonata in diretta a Palombelli riporta ai precedenti tv berlusconiani


Più facile che Giorgia Meloni telefoni in diretta a un talk show che si presenti in conferenza stampa dopo un Consiglio dei ministri. Anche ieri ha disertato, l’ultima volta è stata più di settanta giorni fa. In mezzo, solo la conferenza stampa di fine anno. Sul caso Donzelli-Delmastro silenzio assoluto. Le esternazioni della presidente del Consiglio restano confinate in ambiti più controllati: le dichiarazioni a margine di convegni o appuntamenti internazionali (ma non sempre, al suo primo Consiglio europeo si presentarono ai microfoni Emmanuel Macron per la Francia, Olaf Scholz per la Germania e Raffaele Fitto per l’Italia), il diario di Giorgia, i canali social e Rete 4. Dove ieri la presidente del Consiglio è stata ospite del programma Dritto e rovescio, condotto da Paolo Del Debbio, a 24 ore dall’altra imprevista sortita sul medesimo canale Mediaset.

La telefonata in diretta a Barbara Palombelli, conduttrice di Stasera Italia, ha riportato alla mente i precedenti berlusconiani: gli squilli del Cavaliere durante i programmi di Michele Santoro (“Santoro, si contenga!”), Giovanni Floris (“Lei crede che la Rai sia sua!”), Gad Lerner (“Invito Iva Zanicchi a lasciare lo studio!”). I toni erano molto diversi, Meloni è stata certo più garbata del Cavaliere. A colpire infatti, più dell’amarcord, è stata la sproporzione tra l’episodio, una domanda sgradita di Palombelli agli ospiti sul caso Cospito, e la scelta di Meloni di intervenire a programma in corso per contestare il quesito. Ce n’era bisogno? O ha solo testimoniato un nervosismo crescente a Palazzo Chigi?

Di certo, alla cornetta, c’era una Meloni meno spigliata e brillante del solito, chissà se più per scansare il fantasma delle incursioni berlusconiane o per l’intima consapevolezza del rischio di passo falso: “Chiamavo per questo… siccome è una questione un po’ delicata… lei ha chiesto del governo che sta eccitando la piazza… ma è una materia che, che… che compete… alla giustizia… atteso che il governo non ha fatto niente… abbiamo anarchici che minacciano le istituzioni e la domanda è sul governo che sta eccitando la piazza?”.

Giuliano Ferrara, vicino a Berlusconi ai tempi dei suoi match televisivi, ha commentato così via social: “Agenda Meloni dopo irruzione da Palombelli. Dire a Giorgia che la frase ‘atteso che il governo non ha fatto niente’ è un buffo assist all’avversario”. Ferrara ha ironizzato anche sul linguaggio un po’ involuto e l’uso dell’espressione “atteso che”: “Va bene nei bollettini amministrativi”.

Difficile pensare che Meloni stesse seguendo Stasera Italia, qualcuno l’altra sera deve averla convinta che fosse urgente rintuzzare la domanda sulle strategie del governo a proposito del caso Cospito. Ma con tutta evidenza, e forse con meno improvvisazione di quel che poteva sembrare, Meloni ne ha approfittato anche per un invito alla responsabilità e alla moderazione (“Il governo non ha alzato i toni e non ha mai eccitato la piazza”), invito che forse avrebbe sortito miglior effetto se la presidente del Consiglio avesse telefonato per tempo al fedelissimo Donzelli anziché a Palombelli: accusare in aula l’opposizione di fiancheggiare anarco-terroristi e mafiosi non aiuta ad abbassare i toni del dibattito pubblico.

Con la telefonata in diretta è dunque partita l’operazione “responsabilità”, per salvare gli incendiari Delmastro e Donzelli, troppo vicini alla leader per essere sacrificati ai loro errori. Anche se Meloni è la prima a essere consapevole di quanto sia una difesa scivolosa e non necessariamente vittoriosa: ecco perché ieri sera, ospite di Del Debbio, ha parlato a lungo del caso Cospito, confermando l’indisponibilità del governo a intervenire per lenire il regime carcerario del leader anarco-insurrezionalista, ma ha evitato con cura di parlare del vero inciampo del duo Donzelli-Delmastro, e cioè la corresponsabilità nella divulgazione dei contenuti delle intecettazioni in carcere di Cospito e dei mafiosi al 41 bis. In conferenza stampa, ovviamente, non avrebbe potuto scansare il tema. Sull’ospitale Rete4 sì.

E fa impressione pensare che appena un anno fa di questi tempi, subito dopo la rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale, da Rete 4 Meloni fu bandita per qualche settimana, lei e tutti i Fratelli d’Italia, compresi quanti avevano già accettato l’invito a partecipare ai talk che occupano tutte le serate del palinsesto settimanale. Il centrodestra era uscito a pezzi dal voto per il Colle, anche se Meloni si preparava a trarne lo sprint per la lunga volata elettorale, e Berlusconi si era infuriato per questa dichiarazione di Meloni: “A Silvio non devo nulla”. Altri tempi, anche con Berlusconi i rapporti non si sono mai ricuciti davvero. Meloni, dunque, continua a tacere su Donzelli e Delmastro.

Non è detto che per i coinquilini di FdI sia solo una buona notizia. C’è di certo la volonta di far decantare il caso, ma forse pure quella di non inchiodarsi a una difesa pubblica che potrebbe non reggere alla prova dei fatti. L’una non esclude l’altra. In compenso, Meloni ha rivelato nel corso dell’intervista su Rete 4 che la figlia Ginevra si lamenta sempre più spesso delle lunghe assenze da casa: “Mamma, perché hai scelto questo lavoro?”. E il bello è che Meloni non ha risposto nemmeno alla figlia: “Le ho detto che ne parliamo più avanti”.

 

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