La Sampdoria in ostaggio di Ferrero, rischia di sparire

Stefano Zaino La Repubblica 3 febbraio 2023
L’agonia della Sampdoria in ostaggio di Ferrero con la paura di sparire
Un’altra assemblea degli azionisti deserta La rabbia dei tifosi e le minacce alla società Solo l’ex patron Garrone può evitare il fallimento


Sei. Numero che i tifosi della Samp cancellerebbero volentieri. Sei, come gli acquisti promessi dal patron Ferrero a novembre in un’intervista: quando annunciava il suo “provvidenziale” ritorno, criticava pesantemente il presidente Lanna e il cda per come avevano gestito le cose in sua assenza, spiegava come avrebbe condotto in salvo il club blucerchiato, sul campo e sul piano economico, chiedendo alla gente una tregua nei suoi confronti, stop necessario per sistemare tutto e poi vendere la società, salvo poi sparire di nuovo, classificare ad “una tantum” il suo blitz genovese di ottobre, quando trascorse mezz’ora dentro lo stadio durante Sampdoria- Roma, prima di fuggire dalla folla inferocita, passare dai sei acquisti indispensabili ad un “fuori tutto”, un ultimo giorno di mercato in cui i dirigenti, per fare cassa, avessero potuto avrebbero venduto anche i mobili della sede e comunque sono stati costretti a offrire giocatori a prezzi stracciati, cedendo il solo Sabiri per 2 milioni alla Fiorentina.

Sei. Come le assemblee degli azionisti andate deserte con quella di ieri, fra dicembre e gennaio, e sempre per lo stesso motivo, i detentori del pacchetto di maggioranza che non si presentano, gli esponenti della famiglia Ferrero, non Massimo, l’ex presidente, ma la figlia Vanessa e il nipote Giorgio, un’assenza che rende impossibile lo svolgimento della riunione e la conseguente (e vitale) ricapitalizzazione prevista all’ordine del giorno.

Per sei volte il cda ci ha provato, ma i Ferrero non si sono mai visti, dimostrando che il progetto di un prestito da 35 milioni (da fondi statunitensi sull’esempio di quanto sta accadendo all’Inter) con le azioni della Sampdoria in pegno in caso di non restituzione, era un’idea irrealizzabile, tesa, probabilmente, solo a guadagnare tempo.

Più facile, al contrario, sarebbe stata l’operazione che chiamava in causa il finanziere Barnaba, il fondo Merlyn e l’appoggio esterno di Edoardo Garrone, il vecchio proprietario. Con loro non ci sarebbero stati problemi a ricapitalizzare, ma Ferrero doveva rassegnarsi a perdere gratis la Samp e non lo ha permesso: ha impedito al cda di abbattere il capitale, non dovendo così dare un successivo ok a una nuova ricapitalizzazione, e così il piccolo azionista Barnaba, che nel frattempo aveva comprato qualche quota per effettuare la scalata, si è dovuto ritirare o comunque mettere alla finestra, aspettando tempi (per la Samp) peggiori, il fallimento o poco prima.

Ferrero ha fatto e disfatto, ma alla fine, con una Samp ormai agonizzante sul piano economico, l’unico risultato ottenuto è quello di mandare una tifoseria sull’orlo di una crisi di nervi, oltre che di risultati.

La città blucerchiata ormai è rassegnata alla retrocessione (9 punti in 20 gare, 9 lunghezze dalla zona salvezza), ma adesso la grande paura è quella del fallimento, della perdita del titolo sportivo, del dover ricominciare dal fondo, non della classifica, ma dei campionati. Del fatto che Ferrero tenga in ostaggio la società molti danno la colpa a Edoardo Garrone, il vecchio proprietario, reo tra l’altro nel 2014 di aver regalato la Sampdoria, dopo averla ripulita dai debiti (che ora ammontano a 150 milioni, con il forte rischio di non poter pagare il 16 febbraio gli stipendi dei giocatori e incorrere in punti di penalizzazione in classifica), all’attuale patron.

Il livello dello scontro si è alzato, complice anche un botta e risposta tra la famiglia Garrone e gli ultrà, con i tifosi che nei comunicati diffusi hanno temuto un possibile disimpegno del vecchio proprietario, dopo che nel 2019 aveva promesso un intervento qualora la situazione economica fosse precipitata.

Negli ultimi giorni c’è stato qualche episodio di intolleranza (subito condannato anche dalla Sampdoria, oltre che dai Garrone), manifesti di protesta nel portone della sede di uno dei suoi uffici, una busta con un proiettile recapitata nella sede della società blucerchiata senza però precisare i destinatari, e oggi alle 17 i gruppi della gradinata Sud, il feudo caldo, si sono dati appuntamento davanti alla Erg, l’azienda di famiglia, per richiedere ancora una volta il suo intervento. Slogan eloquente, “tu ce lo hai messo, tu ce lo togli”, per una Sampdoria che a Garrone comunque è aggrappata. Ultimo salvagente prima del baratro.

 

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