Bettini, “Con Schlein i migliori del Pd, altro che vecchi”

 Luca De Carolis il Fatto Quotidiano 2023 
“Con Schlein i migliori del Pd, altro che vecchi
Conte? Ci ritroveremo” 
Nel Lazio D’Amato è il candidato più credibile: ma sull’inceneritore si poteva trattare  Il demiurgo del Pd romano non cambia idea: non dirà se e per chi voterà al congresso del Pd . “Serve mettere un altro ‘francobollo’ sui candidati in campo? Non credo proprio” .

 Ma nel suo colloquio con il Fatto , Goffredo Bettini ha voglia di dire la sua, su tutto il resto .Non vuole sbilanciarsi, ma continua a lanciare segnali in favore di Elly Schlein .

Con il mio libro A sinistra  Da capo (edito da Paper First, ndr) ho esposto le mie idee .Vedo che circolano e suscitano l’interesse di tanti militanti .  È il mio contributo alla costituente del Pd, che seppure in difficoltà, rimane la forza più credibile della sinistra italiana . Poi, certo, le piattaforme di Schlein e Cuperlo sono quelle che maggiormente intrecciano i miei pensieri .

È giusto che una eletta appena rientrata nel Pd lo possa guidare?

Se la “costituente” non è una maschera del vecchio, ma un coinvolgimento vero di nuove energie, penso che sia non solo legittimo ma indispensabile che tutti coloro che a essa partecipano possano concorrere anche alla massima responsabilità . Non ci sono figli o figlie di un Dio minore .

A sostenere Schlein c’è una lunga teoria di big ed ex segretari . In caso di vittoria, lei come farebbe a tenerli a bada? Lei nel suo libro fa capire come, da segretario, Nicola Zingaretti avesse sbagliato nel consultare tutti i maggiorenti su quasi tutto . Bisogna fare l’inverso

Se sarà eletta, Schlein dovrà rispondere innanzitutto alle migliaia di persone che l’avranno votata .

Detto questo, mi sembra ingeneroso e bizzarro definire alcuni suoi sostenitori come un ingombro, l’espressione di una vecchia classe dirigente . Orlando e Zingaretti sono poco più che cinquantenni . Franceschini è appena un sessantenne . Fanno parte della storia migliore del Pd .  Hanno diretto, ma anche combattuto e pagato . Non verrà da loro il problema .  Semmai, ciò che temo dopo le primarie, è un offuscamento delle differenze in nome del consueto e solo formale “unanimismo” .  Si deve restare uniti, ma praticando in modo limpido la linea e il programma di chi ha prevalso .

Nella sua relazione al congresso di Liber tàegual e, associazione che rappresenta i cosiddetti riformisti, un ex veltroniano come Enrico Morando ha definito la sinistra dem come “modernamente massimalista” . Come si possono tenere assieme in uno stesso partito aree con idee così diverse sui diritti sociali?

Debbono convivere sensibilità diverse . Il Pd è per definizione democratico e pluralista . Negli anni passati di radicalismo ne ho visto poco . Di moderatismo subalterno molto . La sinistra interna modernamente massimalista?  Il massimalismo è non saper centrare le urgenze della realtà, dando obiettivi astratti e destinati al fallimento . Investire sul tema della svalutazione del lavoro, delle ingiustizie e delle disuguaglianze, della salvaguardia del pianeta,   della fatica delle donne, della precarietà, è massimalismo? Oppure è il ritorno alla concretezza della vita? Va superato il massimalismo apologetico e illusorio dei miti neoliberisti, ai quali non ci siamo saputi opporre e che sono entrati anche dentro di noi .

Le polemiche sul tesseramento raccontano che il Pd non riesce a uscire dal giogo delle correnti, o che le primarie sono strutturalmente da rifare? O entrambe le cose?

In questo congresso le tradizionali correnti si sono di fatto sciolte . Ognuno ha scelto collocazioni diverse. Il pericolo di una degenerazione viene da un eccesso di “governismo” che azzera l’iniziativa autonoma del Pd nel territorio, e tutto fa derivare dal potere nelle istituzioni.  Il congresso deve servire a correggere queste patologie .

Tema Regionali: il candidato dem nel Lazio, Alessio D’Amato, continua a invocare il voto disgiunto, ma Giuseppe Conte continua a dire di no a questa soluzione .

 Gli elettori cosa faranno?

Non c’è bisogno di appelli per il voto disgiunto . Molti elettori sinceramente democratici sanno che per fermare la destra c’è solo una possibilità: votare D’Amato, il candidato più competitivo e credibile .

Lei ha spesso rimproverato a Conte la rottura nel Lazio . Ma il Pd non doveva lavorare di più politicamente sulla questione dell ’inceneritore a Roma, rilanciare con controproposte? Magari anche per mettere in difficoltà il Movimento .

Non è vero che abbiamo scelto D’Amato sbattendo la porta in faccia ai 5Stelle .  Fin dall’inizio abbiamo espresso la volontà di trovare un candidato comune, addirittura da scegliere in una rosa indicata da Conte .

A questo, lui ha risposto in una conferenza stampa ruvida e ultimativa: o vi piegate alla mia proposta, oppure ognuno per la sua strada . Non è un modo per cercare l’unità .

Dopo è stata naturale la scelta di D’Amato – da me appresa dalle agenzie di stampa – che si è dimostrato sul campo bravo, competente, umile e limpido nei comportamenti .

Sull ’inceneritore, che non è di competenza della Regione, si potevano trovare soluzioni ragionevoli lavorando sulle dimensioni, le tecnologie, una consultazione popolare.  Stimo Conte, l’ho difeso quando era in difficoltà e penso che in prospettiva le nostre strade si dovranno incrociare di nuovo.  Ma sul Lazio ha sbagliato .

 Conte vuole superare il Pd nel voto di lista per poi pretendere di dare le carte nel centrosinistra: cattivo pensiero o elementare dinamica politica?

La competizione è legittima . La guerra per un reciproco annientamento sarebbe stupida .

Se nel Lazio e in Lombardia la destra dovesse vincere come nelle previsioni, che conseguenze prevede a livello politico, innanzitutto per il centrosinistra?

Spero in un risultato favorevole al centrosinistra anche in Lombardia, dove Pierfrancesco Majorino ha svolto una splendida campagna elettorale . Se ciò non accadrà, ci aspetteranno mesi di lotta, spero unitaria, ancora più impegnativi .

 

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