Romano Prodi: “Se i leader non parlano alla gente la democrazia entra in crisi”

Fabio Martini La Stampa 13 febbraio 2023
Romano Prodi: “Se i leader non parlano alla gente la democrazia entra in crisi”
Il fondatore dell’Ulivo: «Non è servita la battaglia politica che c’è stata in Lombardia. Le Regioni non sono nel cuore delle persone anche quando sono ben amministrate»

 

Sono passate da pochi minuti le sette della sera e nella sua casa bolognese di via Gerusalemme Romano Prodi legge i dati sull’affluenza nelle due elezioni regionali, li confronta con i precedenti e va al dunque: «Prenda la Lombardia: si può avere più o meno simpatia per questo o quel candidato, ma lì c’è stata una battaglia politica. E tuttavia a quanto pare sembra che questa battaglia non sia bastata per tenere la partecipazione su livelli dignitosi. Siamo davanti a due problemi: uno generale, i leader non parlano più con le persone, non le ascoltano e la democrazia è in crisi, perché si sta allontanando dalla gente. In aggiunta bisogna riconoscere che le Regioni non sono nel cuore delle persone! Anche quando sono ben amministrate. E d’altra parte pochi ne conoscono le competenze».

I conti, in effetti, si fanno sempre alla fine, tanto più quando si tratta di interpretare una “materia” mobile e sensibile come gli elettori. Ma certo, se oggi alle 15 il trend di partecipazione resterà quello registrato nelle prime 16 ore di voto, Lombardia e Lazio potrebbero stabilire un record negativo di affluenza nella storia della Repubblica. Un’emorragia talmente copiosa da autorizzare in queste ore le speranze (o la fantasie) più sbrigliate dalle parti del Pd. La speranza, inconfessabile in pubblico per il rischio di essere accusati di “disfattismo”, è che i meno motivati nella partecipazione siano gli elettori di centro-destra e dunque siano esorcizzabili due sconfitte annunciatissime per il centro-sinistra.

Vero? Verosimile? Falso? Il Professore non sta al gioco: «Alle 19,30 di domenica questo è un esercizio impossibile, non abbiamo indizi e tantomeno controprove». Sul calo della partecipazione Prodi, per “deformazione professionale”, guarda i fenomeni sul lungo periodo: «Quando Xi JinPing dice “tutto il mondo ci guarderà perché noi risolviamo i problemi e voi no!”, be’, questa è una frase che fa pensare. Certo, è un dittatore, ma proprio per questo mi fa pensare…». Nel senso che quel modo a dir poco “sbrigativo” di risolvere i problemi può diventare un modello? «Può diventare? Sta diventando un modello: da qualche anno le democrazie sono in crisi e dunque in ritirata».
Le democrazie sono in crisi, ma ovviamente possono esserci anche cause contingenti: «Nella generale ritirata della partecipazione le Regioni sono all’avanguardia. Se avessimo dovuto abolire un livello istituzionale rispetto al quale la gente era indifferente, avremmo abolito le Regioni, non le Province. Nessuno, o pochi, sanno che le Regioni hanno potere in campo sanitario. Certo, negli ultimi anni, i Presidenti hanno tanto litigato sul tema della salute, ma questo sfugge alla gran parte della popolazione».

Ma l’Italia fa a sé. Dopo decenni di partecipazione record alle elezioni, certo in calo ma comunque su livelli superiori a quelli delle altre democrazie consolidate, da qualche anno abbiamo raggiunto (e spesso superato) altri Paesi. Dice Romano Prodi: «Da noi questo continuo calo lo ritengo abbastanza naturale. La politica fatica ad affrontare e risolvere i problemi nostri, di tutti i giorni. Il distacco cresce perché scarseggiano i mediatori. Vai a votare perché conosci il parlamentare che hai eletto, perché hai idea che ci sia in gioco qualche problema particolare, anche tuo, perché riconosci nell’autorità politica una capacità virtuosa di mediazione. Ecco, non ci sono più mediatori credibili, autorevoli. Ma c’è di più. Io sono l’ottavo di nove figli e per me la famiglia è un valore e una gioia. Ma quando comincio ad analizzare i dati, vedo che fanno pochi figli sia i poveri che i ricchi. Se si sta smarrendo il senso della vita e della comunità, perché devo andare a votare? Il problema si sta facendo drammatico».

In queste settimane, nella distrazione generale è in corso un fenomeno in controtendenza: gli eventi dei candidati alla guida del Pd sono affollatissimi e la percentuale di partecipazione ai congressi degli iscritti è su percentuali alte. Stavolta Prodi sorride: «Il Pd ci prova, gli altri partiti non ci provano neppure. So che a Bologna gli iscritti si sono più che dimezzati, son rimasti i fedeli! Ma almeno il Pd è l’ultimo dei Mohicani». E il Professore fa una promessa: «Ai congressi di Circolo non sono andato, ma alle Primarie ci sarò».

 

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