Paolo Giordano, intellettuali non in vendita

Michele Serra La Repubblica 19 febbraio 2023
Il poster di Paolo Giordano
Ho appeso il poster di Paolo Giordano nella mia cameretta, per avere messo così bene in chiaro che il valore professionale non può e non deve sottostare alla mediocrità politica.

Nei tanti interventi successivi al suo “gran rifiuto” alla direzione del Salone del Libro, nessuno ha potuto mettere in dubbio che il suo profilo di scrittore e di intellettuale è, appunto, un profilo professionale, non dovuto ad alcuna appartenenza o appoggio. Dovuto al suo lavoro di scrittore: e questo è tutto.
L’idea di un “bilanciamento” alla sua nomina era dunque insensata e al tempo stesso arbitraria: si può “bilanciare” una nomina politica con una nomina politica di segno opposto. Non si può bilanciare un curriculum squisitamente professionale con una nomina politica. Mettergli al fianco qualcuno “di destra” (mi scuso per l’approssimazione quasi volgare, ma è più o meno quello che rischiava di accadere) non voleva dire pareggiare, dunque fare uno a uno. Voleva dire fare uno a zero. Politica uno, cultura zero.
L’episodio rientra nella lagna annosa di una destra gravemente a corto di ceto intellettuale – con ovvie e notevoli eccezioni: ma poche – e dunque devotissima alla teoria che una vera e propria cupola “di sinistra” spadroneggi nelle arti e nei mestieri intellettuali. Al punto che è toccato perfino al deejay Amadeus, tipico figlio degli anni Ottanta, direi apolitico per Dna, figurare come testa di ponte della sinistra all’Ariston.
E negli scorsi anni toccò a Baglioni, per dire quanto indiscriminato e pericoloso sia il complesso di inferiorità della destra italiana.
Paolo Giordano si è tirato fuori da questo penoso gioco. Un uomo libero, ma soprattutto un uomo che ha altro da fare nella vita.

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