Conflitto e ruolo polacco con l’Europa federalista

Vladimiro Zagrebelsky La Stampa 21 febbraio 2023
I giochi pericolosi della Polonia
La guerra in Ucraina coinvolge l’intera Europa e in modo particolare la Polonia, che, se non altro per la vicinanza, riceve e ospita migliaia di ucraini in fuga, affronta una grave questione di sicurezza militare e richiede la massima attenzione da parte della Unione europea e della Nato.

Ce ne è abbastanza, si potrebbe pensare, per esaurire ogni altra attività e preoccupazione, sia da parte polacca, sia da parte delle istituzioni dell’Unione.

La gravità della guerra e delle sue molteplici implicazioni aveva finora distolto dalla considerazione dei vari contenziosi aperti tra l’Unione e la Polonia (come per altro verso l’Ungheria). Tra questi da tempo vi era quello riguardante le violazioni dello Stato di diritto, del principio di prevalenza della normativa dell’Unione su quella nazionale e della eguale applicazione delle norme europee in tutti gli Stati membri.

Sul punto erano intervenute prese di posizione del Parlamento europeo e della Commissione e si era anche pronunciata la Corte di giustizia dell’Unione. Si trascinavano trattative con il governo polacco, con sue piccole promesse e sostanziali resistenze. Era una situazione che, se non ci fosse la guerra, avrebbe dato luogo a quotidiane allarmate denunce e prese di posizione, poiché ciò che viene messo in discussione sono i pilastri fondativi dell’Unione e della convivenza degli Stati nella comune ed eguale soggezione a ciò che liberamente hanno accettato divenendo membri dell’Unione.

Si poteva però pensare (e non necessariamente apprezzare) che ai vertici dell’Unione si considerasse inopportuno sollevare ora la questione, mettendo in difficoltà la Polonia e, a ben vedere, addirittura la sua appartenenza all’Unione. E invece è di questi giorni la notizia che così non è. Vi sono infatti novità che vengono sia dalla Commissione – guardiana dei Trattati- sia dalla Polonia.

La Commissione europea ha dato notizia del deferimento della Polonia alla Corte di giustizia per la violazione del diritto dell’Unione da parte del Tribunale costituzionale polacco. Già nel 2019 e nel 2020 e poi nel dicembre 2021 erano state aperte formalmente procedure di infrazione. In particolare, si trattava di sentenze del Tribunale costituzionale che avevano ritenuto contrarie alla Costituzione polacca alcune norme dei Trattati dell’Unione e rifiutato il principio della primazia delle norme dell’Unione. Si tratta di principio fondamentale poiché assicura che le norme dell’Unione siano in modo eguale applicate (e prima di tutto riconosciute) da parte di tutti gli Stati membri.

A ciò si aggiunge il rifiuto del Tribunale costituzionale polacco della natura vincolante delle decisioni della Corte di giustizia dell’Unione, che già ha avuto modo di pronunciarsi sulla incompatibilità con le norme europee di alcuni aspetti di quelle polacche in materia di Stato di diritto, di indipendenza dei giudici e diritto di tutti alla protezione giudiziaria dei diritti individuali. La Commissione aggiunge che lo stesso Tribunale costituzionale è ora composto di giudici irregolarmente nominati dal governo.

Si tratta di contestazioni che mettono in discussione la compatibilità della legislazione polacca e della politica propria di quel governo con la stessa appartenenza della Polonia all’Unione. Come stabiliscono i Trattati, l’Unione si fonda sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.

I rapporti con gli Stati si basano sul principio di leale cooperazione nell’adempimento dei compiti derivanti dal Trattati. La prevalenza del diritto dell’Unione su quello nazionale è fondamento dell’Unione e le sentenze della Corte di giustizia vanno applicate dagli Stati membri.

Un complesso sistema di accertamento delle violazioni dei valori fondanti dell’Unione da parte di uno Stato membro, prevedendo l’unanimità degli Stati, rende estremamente difficile sanzionare anche gravi e persistenti violazioni. Ma, come convivere in una associazione di Stati, che ha scopi politici profondi e non è solo un mercato economico comune, se le regole non sono osservate da tutti allo stesso modo?

Fin dove la sfida lanciata da uno Stato membro può essere tollerata, quando anche il principio della eguale applicazione delle sue norme in tutta l’Unione viene rifiutato?

Naturalmente l’iniziativa della Commissione, a difesa delle regole fondamentali della appartenenza all’Unione, va oltre il solo caso della Polonia, anche se è un caso eclatante. Le regole la cui violazione è contestata alla Polonia riguardano tutti. E anche l’Italia deve essere attenta, poiché nel programma con il quale Fratelli d’Italia si è presentato alle recenti elezioni politiche si enuncia il proposito di “ribadire la supremazia della Costituzione e dell’ordinamento italiano sulle norme europee”. È ciò che pretende la Polonia, in violazione del sistema dell’Unione.

Tra l’altro va notato che l’iniziativa della Commissione – che non può essere spiegata con lo stanco e casuale avanzare di un qualunque dossier che ad un certo punto giunge a burocratica maturazione- viene quando è scottante la questione della adesione dell’Ucraina all’Unione.

La pressione politica – legata alla guerra in corso – va nel senso di dar poco peso alle strette regole che riguardano l’adesione di nuovi Stati. L’altolà della Commissione alla Polonia viene a proposito. Essa ricorda che le regole fondanti non sono negoziabili.

Anche su un altro fronte la Polonia sfida le istituzioni europee. Si tratta del Consiglio d’Europa, che è altra cosa dall’Unione e nel cui ambito opera la Convenzione europea dei diritti umani, interpretata e applicata dalla Corte europea.

La Corte ha ricevuto decine di ricorsi contro la Polonia, ne ha deciso alcuni e in altri ha emesso provvedimenti urgenti indicando alla Polonia la necessità di non dar corso a certi trasferimenti di giudici e di provvedere alla sospensione della attività di nuovi organi giudiziari, come quello incaricato dei procedimenti disciplinari contro i giudici.

Il governo polacco ha ora formalmente comunicato che non intende dare esecuzione ai provvedimenti della Corte, negando che essa possa interferire con la normativa polacca sull’ordinamento giudiziario. In sostanza si tratta della posizione che il governo polacco ha assunto nei confronti dell’Unione e delle sue norme.

Anche sul diverso terreno della Convenzione europea dei diritti umani la Polonia si separa. Essa rifiuta le regole base di istituzioni collettive come l’Unione europea e il Consiglio d’Europa, il cui funzionamento è impedito se le loro regole non sono accettate da tutti gli Stati membri. Il Consiglio d’Europa ha recentemente dovuto espellere la Russia, così perdendo il suo carattere pienamente europeo. La posizione polacca viene ad aggravare la situazione e rende difficile lo “stare insieme” in entrambe le istituzioni su cui si fonda il processo di unificazione europea.

 

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