Sui balneari Meloni tra Europa, Lega e Mattarella

Massimo Franco Corriere della Sera 25 febbraio 2023
Un duro monito che può aiutare la premier a Bruxelles
La sensazione è che il duro monito di Sergio Mattarella sulla proroga delle concessioni balneari contenuto nella lettera mandata ieri al Parlamento, nasca da due preoccupazioni: una interna e una europea, intrecciate in modo strettissimo.

 

La prima è che firmare un decreto governativo nel quale le modifiche sono passate da 149 a 205, senza chiedere correzioni urgenti e con dubbi finanziari corposi, sarebbe un pessimo segnale. La seconda è che il capo dello Stato sa che la misura di FI e Lega, accettata da FdI, verrebbe bocciata dalla Commissione Ue.

Un avvertimento alla maggioranza
Si tratta dunque di una sorta di mossa preventiva per evitare un inasprimento delle tensioni tra l’Italia e le istituzioni di Bruxelles; e insieme di un avvertimento alla maggioranza a non pensare di potere approvare misure incompatibili con il diritto europeo, o magari prive di copertura: e non solo sulle concessioni agli stabilimenti. L’invito a correggere la proroga «con il primo provvedimento legislativo utile» marca l’urgenza di riparare un errore o una violazione, comunque dannosi per gli effetti che possono avere.

L’Unione europea
Va detto che nell’iniziativa presidenziale si indovina una severità non solo necessaria, ma potenzialmente utile anche a Giorgia Meloni. Palazzo Chigi è stato attento a non entrare in rotta di collisione con l’Unione e la Commissione. Ha rivendicato l’assenza di rilievi da Bruxelles dopo l’approvazione della Legge di stabilità; e la fiducia mostrata dai mercati nel passaggio non scontato dall’esecutivo di Mario Draghi a quello di destra. La questione dei balneari, invece, potrebbe creare difficoltà alla premier. Invece, dopo la lettera di Mattarella, Meloni avrà maggiore potere di persuasione nei confronti degli alleati, berlusconiani in testa ma anche leghisti. FI e Carroccio hanno premuto per la proroga, lasciando capire che altrimenti poteva andare addirittura in crisi la coalizione; e costringendo il partito della premier a assecondarli. La severità con la quale il capo dello Stato spiega la promulgazione di norme solo come un modo per evitarne la decadenza, lascia capire che il capitolo per il Quirinale non è affatto chiuso.

Il giudizio positivo
Il dettaglio che ai rilievi puntuti abbia affiancato un giudizio positivo per le critiche di Meloni all’abuso dei decreti governativi è la conferma della volontà di vigilare e insieme sostenere l’esecutivo. Mattarella mostra di volere esercitare fino in fondo le proprie prerogative; e di considerarsi il garante di rapporti corretti con il resto dell’Europa. D’altronde, è la premessa per continuare a ottenere i fondi stanziati per il nostro Paese; e legati alla capacità di offrire garanzie in termini politici e finanziari. Senza forzature che magari portano qualche voto ma rischiano di sottrarre miliardi di euro.

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