La Cina crescerà “solo” del 5% ma aumenta la spesa militare

Gianluca Modolo La Repubblica 6 marzo 2023
La Cina crescerà “solo” del 5% ma aumenta la spesa militare
Aprendo i lavori dell’Assemblea nazionale il premier uscente Li Keqiang porta le risorse per l’esercito al 7,2% del Pil

 

Dopo aver mancato le previsioni dello scorso anno quando venne annunciata una crescita del Pil del 5,5% e invece alla fine fu soltanto del 3% per colpa delle chiusure per il Covid, della crisi immobiliare e dell’indebolimento della domanda interna, la Cina sceglie una via più prudente, più realistica.

In una Pechino nebbiosa, con Piazza Tiananmen presidiata da decine di poliziotti, nella Grande Sala del Popolo si sono aperti i lavori dell’Assemblea Nazionale, il massimo organo legislativo della Repubblica Popolare, che dureranno fino al 13 marzo. Come di consueto è toccato a Li Keqiang, al suo ultimo atto da premier (verrà sostituito dal nuovo numero due del Partito, Li Qiang) riferire ai quasi 3mila delegati di questo “parlamento” con caratteristiche cinesi la strada che la Cina ha intenzione di intraprendere nel 2023.

Il dato più atteso era appunto quello sulla crescita. Fissata “attorno al 5%”. Sotto le aspettative degli analisti (scommettevano sul 6%), ma che se raggiunta sarebbe un buon risultato. Dopo l’uscita dalla strategia della tolleranza zero contro il Covid ci sono ancora difficoltà, ammette Li, che nel discorso ha sottolineato più volte la parola “stabilità”. «L’inflazione globale rimane alta, la crescita mondiale sta perdendo vigore e i tentativi esterni di reprimere e contenere la Cina si stanno intensificando. Quest’anno è essenziale dare priorità alla stabilità ». Segnalando la volontà di evitare di stimolare eccessivamente l’economia e accumulare troppo debito. Bisogna rilanciare la domanda interna. Annunciati 12 milioni di posti di lavoro e un tasso di disoccupazione che il governo vuole mantenere intorno al 5,5%.

Un obiettivo di crescita ragionevole visti i postumi del Covid, modesto rispetto agli ultimi decenni ma pur sempre ambizioso rispetto all’anno scorso. L’economia cinese sta già mostrando segni di ripresa: a febbraio il settore manifatturiero ha raggiunto il suo massimo da dieci anni, i consumi sono ripartiti spinti anche dalle vacanze per il Capodanno. Tuttavia la domanda di esportazioni continua a languire a causa delle difficoltà delle economie statunitense ed europea, mentre il mercato immobiliare interno deve ancora stabilizzarsi.
Enfasi sull’autosufficienza tecnologica. Annunciati 6,5 miliardi di yuan di investimenti: 2 in più rispetto all’anno scorso, mossa per contrastare le restrizioni imposte dagli Usa soprattutto nel settore dei semiconduttori.

Come previsto continuerà a crescere la spesa militare, in linea congli anni passati. L’aumento del budget sarà del 7,2% (quasi allo stesso ritmo del 2022: fu del 7,1%) pari a 223 miliardi di euro. L’esercito dovrebbe intensificare «l’addestramento e la preparazione militare in tutti i settori» per aumentare la preparazione al combattimento. Il bilancio ufficiale potrebbe essere in realtà sottostimato, ma resta in ogni caso ben lontano da quello degli Usa, che aumenteranno la spesa a 816,7 miliardi di dollari in questo 2023.

Spazio alla questione Taiwan. Li non ha cambiato linguaggio rispetto alle ultime dichiarazioni della leadership. Quasi soft. «Poiché noi cinesi su entrambe le sponde dello Stretto siamo una famiglia, dovremmo far progredire gli scambi economici e culturali e la cooperazione». Va portato avanti un processo di «riunificazione pacifica», ma ci saranno «misure risolute» per opporsi «all’indipendenza».

Dopo essersi aggiudicato lo scorso ottobre al Congresso la carica di segretario del Pcc per la terza volta, durante questa Assemblea Xi Jinping riceverà anche quella di presidente della Repubblica. In questi giorni ci sono da approvare pure i nuovi ministri e altri alti funzionari in ruoli chiave (come il governatore della banca centrale). Sarà un Partito (e un governo) ancora di più a immagine e somiglianza di Xi, che ha già annunciato cambiamenti «di vasta portata». Ci si attende una ulteriore centralizzazione del potere, trasferendo responsabilità dagli organi governativi a quelli che dipendono direttamente dal Pcc, soprattutto in materia di sicurezza.

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