Palestina: sinistra equidistante, giornalismo muto

il manifesto Tommaso Di Francesco 14.05.2021
Un silenzio complice dell’orrore
Palestina. Ora occorrerebbe una vera mobilitazione democratica, consapevole del precipizio rappresentato da un’altra guerra in Medio Oriente e nel già mortale Mediterraneo, perché la crisi di Gerusalemme è il cuore della crisi internazionale

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D’ Alema: i palestinesi traditi e abbandonati dall’Occidente

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Conflitto Israele-Palestina, D’Alema: “Senza contesto si dice solo una parte della verità”
Il conflitto tra Israele e la Striscia di Gaza palestinese si è aggravata nell’ultima settimana, con continui scambi di razzi tra le parti e raid aerei. 7 civili e un soldato sono stati uccisi in Israele, mentre 131 palestinesi sono rimasti vittime di attacchi israeliani e 900 feriti, ha riferito il ministero della Salute palestinese.

 

Sul tema dei violenti scontri di questi giorni tra le forze israeliane e quelle palestinesi è intervenuto anche l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema, durante l’assemblea nazionale di Articolo 1, come riportato da Adnkronos.

D’Alema ha parlato in sostegno della fazione palestinese, denunciando la visione unilaterale dell’Occidente che pone Hamas al centro del discorso.

“Certo l’aggressione di Hamas contro Israele è intollerabile ma noi dobbiamo cercare di capire andando più in profondità: perché Hamas e l’islamismo sono diventati così forti e aggressivi? Hamas ha preso forza perché i palestinesi sono stati traditi e abbandonati dall’Occidente. La leadership palestinese, che si è spesa con una generosità quasi suicida in una politica di negoziati, concessioni e collaborazione, non solo non ha ottenuto nulla ma è stata totalmente delegittimata”, ha sostenuto D’Alema.
L’ex ministro ha inoltre ricordato che un possibile discorso sul “politically correct” può essere fatto soltanto in Europa e negli altri paesi occidentali, non toccati direttamente dal conflitto, ma che per i due Stati coinvolti sarebbe un argomento “senza alcun significato, è pura finzione”.

D’Alema ha anche ricordato le differenti condizioni di vita tra ebrei ed arabi che vivono in Israele: i primi stabiliti in città moderne e di grandi dimensioni, mentre gli ultimi in zone militarizzate e delineate da torrette, filo spinato e armi.

Ha anche continuato dividendo la popolazione araba in due ‘categorie’, ovvero gli arabi-israeliani, ospiti dello Stato ebraico, e i palestinesi, da anni sotto occupazione militare, mentre di controparte gli ebrei “godono dei pieni diritti”.

“L’annessione di Gerusalemme da parte del governo israeliano è stato un passo di un’enorme portata simbolica, accettata dagli Usa e dall’Europa e quindi di fatto ratificata”, ha detto D’Alema. “L’ultima crisi scoppia quando si realizza l’ennesima tappa della progressiva espulsione del popolo palestinese da Gerusalemme est ma Gerusalemme est, secondo le risoluzioni dell’ONU, è una città occupata e dalla quale Israele dovrebbe ritirarsi”.
L’ex ministro si è anche detto contrario alla politica d’intervento dell’Occidente, sostenendo che o bisogna “restituire verità al tema dei due Stati” tramite l’eliminazione degli insediamenti e la revoca dell’annessione di Gerusalemme, oppure bisogna impegnarsi a garantire i diritti alla popolazione palestinese che vive sotto l’occupazione d’Israele, di cui di fatto si sta facendo carico l’Europa, con i contribuenti europei che stanno versando milioni di euro “per evitare che la situazione precipiti del tutto”.

“Ecco il contesto in cui cresce Hamas, con la sua follia, la sua violenza ma il contesto è questo ed è tutto all’interno delle responsabilità del mondo occidentale”, ha concluso D’Alema. “Questa è una verità che non si può più dire ma basterebbe leggere il rapporto di Human Rights Watch e di Amnesty international sulla Palestina. Se fossero stati scritti su Hong Kong avrebbero conquistato le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Invece non è così e sono stati ignorati o meglio censurati”.

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