Atlantista sempre ed europeista forse. Il giorno di Meloni, sola donna al summit

Andrea Colombo il Manifesto 16 novembre 2022
Atlantista sempre ed europeista forse. Il giorno di Meloni, sola donna al summit
G20. Un’ora con Biden. L’incontro con Erdogan, oggi Xi Jinping. Evitato con molta cura Macron, nel discorso ufficiale la premier segue le parole di Draghi

È l’unica donna premier e se non è anche l’unica donna nelle delegazioni del G20 poco ci manca, essendocene solo altre tre. A Giorgia Meloni, si sa, il particolare non interessa ma il suo effetto, nel consesso ipermaschile di Bali, lo fa eccome e non solo nella cena di gala in costume tradizionale.”Noi isolati? E gli Usa, la Turchia, la Cina?”,ripetevano nei giorni della tempesta francese i suoi collaboratori.

“Visto che accoglienza? Siamo centrali”, confermavano soddisfatti ieri, con alle spalle il discorso della premier ma soprattutto gli incontri con Biden e Erdogan, alla vigilia di quello altrettanto atteso di oggi con Xi. Nella sede romana di via della Scrofa campeggiano i manifesti della leader con i due capi di Stato. A fianco c’è invece un soddisfatto Giorgio Almirante con in mano la copia del Secolo che in quel dei ’70 titolava”Vittoria”. Gongolava allora e gongolerebbe anche oggi. Atlantista lo era quanto l’erede, i metodi di Erdogan non gli sarebbero spiaciuti.

Con Macron la premier non si incontra, anzi i due evitano anche solo di incrociarsi. Non è detta l’ultima ma le probabilità di una plateale riconciliazione sono esigue. I decibel sono precipitati da ambo le parti sopo la chiacchierata telefonica fra Mattarella e Macron. L’ambasciatore francese in Italia Masset batte sull’amicizia tra i due Paesi, “ovviamente fondamentale”, e la parola “cooperazione”, anzi “piena cooperazione”, in queste ore va via come il pane. Ma di qui a dichiarare la pace ce ne passa perché la Francia, come tutta la Ue, aspetta al varco la prossima nave carica di migranti per decidere se l’incidente è davvero chiuso o no.

Giorgia si riconsola con Joe Biden, col quale dovrebbe colloquiare per una ventina di minuti e invece ci si intrattiene per quasi un’ora: particolari che nella semiotica della diplomazia internazionale pesano più di molte dichiarazioni fiorite. L’americano pare sia andato dritto al sodo: l’appoggio all’Ucraina, la solidità dello schieramento atlantista dell’Italia nonostante i due alleati di Giorgia considerati pochissimo affidabili. L’ex putiniana ha garantito più di come non si potrebbe e terrà fede alla parola. L’ombrello sotto il quale cerca riparo non è quello di Bruxelles ma quello dello schieramento Usa-Uk-Polonia. Fino a che atlantismo ed europeismo coincideranno, nessun problema. Se si divaricheranno più di quanto già non siano, la strategia italiana prevede la candidatura a partner affidabile degli Usa numero 1 nell’Europa occidentale. Il gemellaggio con la Polonia colpita ieri, che già svolge quel ruolo a est, è del resto nell’ordine della cose per un governo trainato da FdI.

Il secondo capitolo che interessa il presidente americano presenta qualche difficoltà in più. Biden vuole solidarietà piena anche nel confronto con la Cina, e s’intendono sia i rapporti commerciali che la spina acuminata di Taiwan. La Casa Bianca ci tiene a rimarcarlo nero su bianco: occorre “coordinare le risposte a una serie di sfide globali, tra cui quelle poste dalla Repubblica popolare cinese”. La quale, va da sé, tirerà in direzione opposta. Tra i colloqui della premier debuttante quello di oggi con Xi sarà il più delicato, quello nel quale dovrà iniziare a sfoderare quelle capacità diplomatiche delle quali, sinora, si è visto ben poco.

Molto più facile il secondo incontro di ieri, quello con il turco Erdogan. Sul tavolo ci sono la sfida energetica e la comune necessità di sfruttare appieno le possibilità offerte dalla comune area mediterranea ma c’è soprattutto l’immigrazione illegale e lì la convergenza è assicurata. L’immigrazione “irregolare” deve essere contrastata e i metodi propri del Sultano per l’amica italiana vanno benissimo.
Nel discorso ufficiale, la premier sceglie la via più sicura: prende di mira la Russia, segue le orme di Draghi, usa quasi le sue stesse parole quando chiede di “non ripetere gli errori del passato” permettendo all’ex amico del Cremlino di usare l’energia “come arma”.

Draghi aggiungeva “di ricatto” e la differenza tra i due è tutta qui. Prevedibilmente l’inquilina di palazzo Chigi tornerà da Bali con un successo diplomatico all’attivo ma il nodo reale, quello dei rapporti con la Ue, è ancora tutto da sciogliere.

 

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