Si muove Xi Jinping: da Putin a Mosca «e poi parlerà con Zelensky»

Guido Santevecchi Corriere della Sera 14 marzo 2023
Ucraina, si muove Xi Jinping: andrà da Putin a Mosca «e poi parlerà con Zelensky»
Il presidente cinese, secondo quanto anticipato dall’agenzia Reuters, sarà in Russia la prossima settimana; e il Wall Street Journal anticipa che potrebbe sentire al telefono il leader ucraino. Ecco perché

 

Ucraina, si muove Xi Jinping: andrà da Putin a Mosca «e poi parlerà con Zelensky»
Forse Xi Jinping ha deciso di impegnarsi nella crisi ucraina, parlando di persona con Mosca e —per la prima volta — con Kiev.

Le voci si rincorrono. Potrebbe esserci un’accelerazione nel programma per la visita di Xi a Mosca. All’agenzia Reuters risulta che il viaggio potrebbe svolgersi la settimana prossima. E sarebbe solo l’inizio di una grande manovra diplomatica cinese: Xi si starebbe finalmente preparano a parlare anche con il presidente ucraino Volodymir Zelensky, secondo informazioni raccolte dal Wall Street Journal .

Vladimir Putin ha invitato «l’amico del cuore» (così si definiscono i due presidenti) già nella telefonata per gli auguri di Capodanno. Xi ha naturalmente espresso gradimento ma la diplomazia cinese finora non ha comunicato una data: da quando i russi hanno invaso l’Ucraina, il leader di Pechino ha avviato una sua partita di equilibrismo ambiguo.

L’invito russo è stato rilanciato a fine febbraio, quando Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino Wang Yi, capo della strategia internazionale cinese. E si sono sparse anticipazioni sull’arrivo di Xi ad aprile. Ora l’ipotesi che il viaggio venga anticipato alla settimana prossima. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, non ha confermato: «Al momento non ho nulla da dire su questo argomento. Di norma, l’annuncio di visite ufficiali all’estero avviene contemporaneamente, di comune accordo tra le parti. Quando ci sarà questa disponibilità, vi informeremo». I cinesi amano farsi pregare, per ribadire il loro peso di superpotenza.

Negli ultimi dieci anni, da quando Xi è al vertice della Cina, ha incontrato lo zar la bellezza di 39 volte, non si contano le videoconferenze e i messaggi tra i due. Nel febbraio 2022, alla vigilia dell’aggressione russa a Kiev, Putin andò a Pechino e fu proclamata «la collaborazione senza limiti»; nell’anno di guerra, con la Russia isolata e colpita dalle sanzioni occidentali, la Cina ha fornito un sostegno economico vitale , acquistando grandi quantità di petrolio e gas (peraltro facendo un ottimo affare perché il prezzo è stato notevolmente scontato), l’interscambio commerciale è arrivato a circa 190 miliardi di dollari.

Ma i cinesi temono che un abbraccio troppo stretto e scoperto agli amici russi susciti sanzioni secondarie da parte occidentale. La Casa Bianca ha ammonito i cinesi a non fornire «armi letali» all’Armata russa (munizioni e droni d’attacco).

Il 24 febbraio Pechino ha pubblicato un documento in 12 punti che propone il cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. I più disponibili a discutere con i cinesi del piano, sperando in una loro mediazione, sono sembrati gli ucraini: il presidente Volodymir Zelensky subito dopo la pubblicazione della «posizione di Pechino sulla crisi ucraina» ha chiesto nuovamente di incontrare Xi, senza ricevere una risposta. Il Cremlino si è mostrato interessato soprattutto a ospitare Xi, per mostrare al mondo di poter sempre contare sul suo appoggio «senza limiti» (anche se i cinesi pensano anzitutto al loro interesse).

Che cosa potrebbe cambiare il quarantesimo faccia a faccia Xi-Putin? Gli americani continuano a non credere in un piano di pace per l’Ucraina sponsorizzato da Pechino. I leader europei sperano invece nella mediazione cinese, anche per poter are copertura ai loro commerci e investimenti (in particolare Francia e Germania). Se davvero Xi volesse impegnarsi, come ha fatto per riavvicinare Arabia Saudita e Iran, una sua iniziativa diplomatica dovrebbe passare anche attraverso un colloquio con Zelensky.

Il Wall Street Journal crede che la conversazione (in videocollegamento, senza viaggio di Xi a Kiev, almeno per il momento) potrebbe svolgersi dopo il vertice con Putin al Cremlino. Il giornale americano anticipa che Xi, oltre che Mosca potrebbe toccare anche alcune capitali europee, per rilanciare i rapporti presentando la Cina come forza capace di lavorare alla stabilizzazione. Molto dipenderà anche dalla situazione sul campo della guerra che la Cina ha rifiutato di chiamare per quello che è: un’invasione.

Le parole di Xi sul proprio esercito: «La grande muraglia d’acciaio»
«Sicurezza e sovranità nazionale sono il fondamento dello sviluppo, per questo dobbiamo costruire una forza armata solida come una grande muraglia d’acciaio»: questo, intanto, dice Xi Jinping nel suo discorso inaugurale del terzo mandato da Presidente della Repubblica popolare cinese. «Attenzione amichevole per gli imprenditori privati» da parte del governo: è la prima promessa fatta dal nuovo primo ministro cinese Li Qiang .

Qual è il messaggio che Pechino vuole dare al mondo? Si possono rassicurare i mercati internazionali mentre si annunciano piani militari? In questo esercizio di equilibrismo si sono impegnati quasi contemporaneamente Xi Jinping e il suo nuovo primo ministro. Ha cominciato Li Qiang, che si è presentato nella Grande Sala del Popolo per la sua prima conferenza stampa da premier (domande comunicate in anticipo e selezionate). Toni piuttosto concilianti: «Il governo di Pechino si dedicherà a stabilizzare l’economia per creare posti di lavoro», ha detto il mandarino arrivato da Shanghai con la fama di amico degli imprenditori (ha fatto aprire la mega-fabbrica cinese delle Tesla di Elon Musk).

Negli ultimi tre anni il Partito-Stato si è dedicato più che altro a tenere chiusa la Cina (con la scusa del Covid) e a saldare i conti con l’industria privata, soprattutto quella tecnologica. Il premier Li ha osservato che «c’è stata qualche opinione non corretta sullo sviluppo dell’economia privata che ha fatto preoccupare alcuni imprenditori, ma l’ambiente in cui operano sarà migliorato e il loro spazio aumenterà». Li Qiang non ha fatto esempi delle «discussioni inappropriate sul settore privato» né ha dato alcuna indicazione concreta di come il suo governo terrà fede alla bella promessa. Però, dire che «i governi a tutti i livelli debbono stringere amicizia con gli industriali, creare un ambiente amichevole per il business e prendersi cura degli imprenditori privati» è una frase a effetto. E il premier evidentemente è stato scelto da Xi Jinping per le due doti di comunicatore oltre che di abile amministratore.

Rassicurando i mercati e gli investitori (interni e stranieri), il capo del governo punta a centrare l’obiettivo di crescita del Pil fissato al 5%: gli analisti internazionali credono che la Cina ce la farà, ma Li fa il modesto e dice che non è scontato e bisognerà lottare per raggiungerlo. Li Qiang ha lanciato un messaggio anche agli avversari americani, accusati da Xi di attuare una politica di «accerchiamento, contenimento e repressione» delle aspirazioni cinesi. È chiaro che Pechino vorrebbe mantenere i rapporti commerciali con Washington e così il premier osserva che «Cina e Stati Uniti possono e debbono cooperare. Qualcuno ha propagandato l’idea di disaccoppiamento dalla Cina, ma mi chiedo quante persone ne trarrebbero beneficio».

Poco dopo, Xi Jinping ha parlato ai delegati del Congresso Nazionale del Popolo che nella loro sessione annuale di «democrazia con caratteristiche socialisti cinesi» lo hanno rieletto con voto unanime. Il Congresso ha riaffidato a Xi anche la presidenza della Commissione militare centrale e da comandante in capo ha chiesto ai suoi generali di modellare l’esercito come «una grande muraglia d’acciaio».

Immancabile il riferimento alla «questione taiwanese»: Xi ha riaffermato che la Cina «si opporrà risolutamente a ogni interferenza straniera e ad ogni attività separatista di Taiwan». Conclusione dell’arringa: «Con la costituzione del Partito comunista cinese, dopo un secolo di lotta, la nostra umiliazione nazionale è stata cancellata e il popolo cinese è padrone del suo destino, il grande rinnovamento nazionale ha imboccato un percorso irreversibile».

Xi ha evocato anche la sua promessa di dare ai cinesi «prosperità condivisa», una distribuzione del reddito più egualitaria. Un piano ragionevole per un Paese che si proclama comunista, ma che nei fatti ha segnato soprattutto un accentramento del potere dirigista del Partito anche nel settore dell’economia privata.

I prossimi mesi diranno se Li Qiang che invoca rapporti amichevoli con gli industriali verrà ascoltato dal suo presidente. Se le parole del premier sono l’annuncio di un’attenuazione della stretta o se invece sono solo un’operazione di facciata.

 

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